Eventi  -  Redazione  -  Numeri arretrati  -  Edizioni SDP  -  e-book  -  Indice generale  -  Letture pubbliche  -  Blog  -  Link  

  Indice   -[ Editoriale | Letteratura | Musica | Arti visive | Lingue | Tempi moderni | Redazionali ]-


Caffè Letterario Musicale

La musica abbraccia la poesia...
Ascolta i brani con Mediaplayer: download gratuiti

Rubrica a cura di Paolo Filippi

Articoli e segnalazioni 

Scoprendo la musica di Tenedle una sera d'ottobre…
Articolo di Massimo Acciai Baggiani
I Pooh: come iniziò e come finì
Articolo di Massimo Acciai Baggiani

Interviste 

Intervista a Tenedle
A cura di Massimo Acciai Baggiani
Intervista a Mauro Bertoli, co-fondatore dei Pooh
A cura di Massimo Acciai Baggiani

Intervista a Mauro Bertoli


A cura di Massimo Acciai Baggiani


 

Mauro Bertoli ha fondato i Pooh oltre mezzo secolo fa insieme a Valerio Negrini, uscendo dal gruppo nel 1967, prima di "Piccola Katy"; nel 2014 pubblica con Mabert Edizioni - l'etichetta editoriale da lui fondata - il libro "Pooh. Atto di nascita - 1962-1967" che ho avuto recentemente il piacere di leggere, da fan accanito dello storico gruppo. Ho così pensato di contattare l'autore, il quale mi ha dato gentilmente la disponibilità ad un'intervista, realizzata tramite e-mail nel dicembre 2016, a pochi giorni dall'ultimo concerto dei miei amati Pooh.

Cominciamo dalla tua formazione culturale e artistica: che studi hai fatto? qual è stato il tuo approccio personale al mondo della musica? Quando hai iniziato a suonare la chitarra?

Fin da bambino, perduto nei miei giochi, su un tappetino, ascoltavo mia madre, impegnata nei suoi studi quotidiani del quinto anno di pianoforte ed immagazzinavo "quintali" di arie classiche di Mozart, Shubert, Bach, Beethoven e tanti altri, da qui la mia propensione, inclinazione verso musiche classicheggianti. Implorai i miei genitori di iscrivermi al conservatorio, purtroppo senza risultato: era contrario all'educazione che mi stavano impartendo. In seguito, acquistai la mia prima chitarra che imparai a suonare da solo, con l'aiuto di piccoli metodi: avevo 13 anni.

Che musica ascoltavi e ascolti? Hai dei modelli musicali?

A quei tempi ascoltavo musica anni '50 e '60: gruppi in voga: Shadows, Beatles, Rolling Stones, Searchers, Moody Blues, Paul Simon, Animals, tanto per citarne alcuni. In seguito ho seguito tanti chitarristi, fra i quali Patrick Rondat, un francese, virtuosissimo, diplomato in chitarra classica, che oggi suona Jazz fusion. Apprezzo molto anche Massimo Varini, molto talentuoso.
Modelli musicali? Certo: musica classica, celtica e country. Nel mio ultimo CD, allegato al libro che ho scritto, ho rivisto alcuni brani che cantavo coi Pooh, ai quali sono affezionato, proprio in queste chiavi e mi sono divertito moltissimo a riecreare queste atmosfere, direi al di fuori delle musiche originali che registrammo allora.

Cosa pensi dell'era digitale? Cosa pensi della musica on-line? Com'è cambiato, secondo te, il mondo della musica dagli anni '60?

L'era digitale rappresenta senza dubbio un grosso passo avanti nella tecnologia musicale ma col risvolto estremamente negativo della possibilità di riprodurre in modo scriteriato tutto quanto viene proposto, disincentivando tanti autori e produttori: manca una legislazione seria e severa in tal senso. In America copiare è un reato federale, punibile molto severamente, da noi no e si vedono i risultati. E poi ho una forte nostalgia del "vinile", espressione unica nella riproduzione fonografica.Sono cose che oramai appartengono al passato, anche se taluni artisti ripropongono edizioni limitate in questo formato. Appartengo all'era "valvolare", oggi tutto è "transistorizzato" e purtroppo… c'è la sua differenza!

Parliamo del tuo ultimo libro, "Pooh. Atto di nascita - 1962-1967", in cui racconti gli esordi del gruppo, da quando si chiamava Jaguars (a proposito, è noto il motivo per cui vi siete chiamati poi Pooh, ma il nome Jaguars da dove viene?). Com'è nato questo progetto editoriale?

ero stato ivitato da Roby Facchinetti, al teatro Donizetti di Bergamo, in occasione della commemorazione, ad un anno dalla scomparsa, di Valerio Negrini, quale unico fondatore rimasto del gruppo. Mi ritrovai, fuori dal teatro, in una folla di fans, che mi fecero mille domande sui Pooh e quando raccontai che il primo embrione era stato costituito nel lontano 1962 tutti si stupirono, invitandomi a scrivere degli inizi. E' opportuno dire che gli attuali Pooh, a quei tempi, non facevano ancora parte del gruppo. L'ingresso di Facchinetti e Fogli risale al 1966, per cui, per praticità, hanno fatto decorrere la data di nascita dall'uscita del primo LP, dal titolo "Per quelli come noi", per l'appunto nel 1966. Da tale data decorre l'attuale "Cinquantesimo".
Quando firmammo il contratto discografico con la Vedette Record, per prima cosa vollero cambiare il nome del gruppo, che allora era "Jaguars", scelto da noi per l'aggressività che suggeriva e ci affibbiarono un nome più corto, orecchiabile: POOH,come il famoso personaggio di Disney, l'orsacchiotto Winnie the Puh (allora era scritto così, oggi l'hanno cambiato in Pooh).
Di ritorno da Bergamo, ripensai alle richieste dei fans, mi sedetti la notte stessa al computer e scrissi le prime 30 pagine: lavoravo come sotto dettatura, avevo tutto già registrato nel mio cuore. Lo teminai in 15 giorni. Per il CD allegato fu una questione un po' più lunga e terminai il lavoro in settembre 2014.
Occorreva un editore: mi rivolsi ad alcuni, proponendo il mio lavoro ma incontrai tante difficoltà: chi voleva pubblicare il libro ma non il cd, chi il libro col cd a parte, chi entrambi ma non prima di 8/9 mesi, per precedenti impegni assunti, e via dicendo. A questo punto mi rammentai di essere stato imprenditore per 33 anni, aprii una piccola casa editrice, la Mabert edizioni, e feci stampare libro e relativo CD coi miei mezzi.

Nel libro racconti molti aneddoti divertenti della vita di un musicista: ce ne puoi raccontare uno per i nostri lettori?

Fra gli innumerevoli aneddoti, ricordo, in particolare, quello relativo al brano "Brennero 66": su richiesta del ns. patron Armando Sciascia, proponemmo questa canzone particolarmente impegnata sul piano sociale, la cui musica di Facchinetti venne corredata dal testo di Valerio Negrini. E qui viene il bello. Dopo due soli ascolti, Valerio si sedette per terra, nello studio di registrazione, e su un foglio di quaderno scrisse questo testo meraviglioso e significativo nel giro di 10 minuti, sbalordendo tutt. Sto parlando di Valertio Negrini, non so se mi spiego.

E' molto toccante il momento in cui racconti com'è maturata la tua decisione di uscire dai Pooh e come questa è stata accolta dai tuoi ex compagni. Come è stato il tuo Dopo-Pooh?

È un po' lunghetto da raccontare ma ci proverò: continuai alcuni anni nel campo della musica, quale arrangiatore. Decisi in seguito di cambiare strada per restare vicino alla mia famiglia, mi iscrissi ad una scuola serale, riprendendo gli studi interrotti a 15 anni, diventando ragioniere. Col titolo aprii una prima ditta individuale, cui fecero seguito altre 5, negli anni a seguire. Oggi mi sono ritirato, ho ricomprato sei chitarre e ho ripreso la mia musica, in un piccolo home studio, dove scrivo, arrangio e passo il mio tempo nel modo che preferisco.

Il libro si conclude pensando al futuro, profeticamente ad una possibile fine dei Pooh. Un anno dopo avrebbero annunciato al mondo la decisione di sciogliersi dopo cinquant'anni di carriera, con un ultimo concerto nella Bologna che li ha visti nascere. Come hai accolto questa notizia?

Il 3 gennaio 2013 mi trovai nella camera ardente, allestita al teatro della Luna di Milano, dinnanzi al feretro dell'Amico Valerio: ecco, pensai, lì dentro ci sono i Pooh, li ha portati con se. Valerio è stato il primo ideatore del gruppo ed anche il fondatore. Venne da me con idee molto chiare in proposito ed io le accettai subito, così nacque il sogno. Senza Lui che era l'ideatore, il trascinatore, il creatore dei testi più belli e significativi, quelli che hanno dato l'impronta alla musica dei Pooh, il gruppo non può sopravvivere, manca l'anima. I componenti sono tutti bravissimi, autori ed esecutori di musiche straordinarie ma senza la "Voce guida" dei testi di Valerio tutto cade… manca la poesia.

Progetti per il futuro?

Progetti per il mio futuro? Mhh... vediamo cosa potrei fare da grande… Il desiderio di fare musica è sempre prepotente, si tratta soltanto di mantenermi in salute, finché possibile, continuare a comporre, ad arrangiare ciò che scrivo, registrare le relative basi nel mio studio, proporle a chi desidera seguirmi ancora e ringraziare la vita per quanto mi ha dato: sacrifici, gioe, emozioni.

 

Segreti di Pulcinella - © Tutti i diritti riservati