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La musica come orizzonte:

intervista agli Oryzon
 

A cura di Alessandro Rizzo


"Gli Oryzon sono un' esplosiva combinazione di rock e armonia, un' intensa esperienza di suoni ed emozioni, vibrazioni che arrivano nude e crude all'ascoltatore". Abbiamo intervistato i 4 componenti del gruppo: si considerano personalità "particolari e tutte da scoprire". Penso che la definizione sia molto congeniale. Un'unica passione li lega: la musica dall'"impatto sonoro devastante".

Il nome Oryzon, perché questa scelta?

Ci sono state varie vicissitudini. È un nome che ci portiamo dietro. Non ha un significato preciso ma astratto. La nostra musica ricordava qualcosa di impalpabile, poetico, misterioso, qualcosa che rappresentasse la dualità nelle sue più vaste interpretazioni, che è un tema fondamentale della nostra musica/testi. L'orizzonte, banalmente, era e rimane una buona metafora di tutto ciò. Abbiamo modificato poi Horizon (orizzonte in inglese) con Oryzon perché suonava meglio spacciandolo per termine arcaico inglese, una licenza poetica. Non volevamo avere il classico nome. E' denso di significati. Abbiamo cambiato diversi nomi per, poi, giungere a questo. Prima non ci convinceva, ma ora si. Diventa un'abitudine: siamo noi il nome, non ci facciamo neanche più caso. Inizialmente siamo usciti con altri nomi ma tutto suonava così strano.

Quale è il genere musicale che maggiormente proponete?

Sono varie le influenze. Non c'è nulla di "originale" nel vero senso del termine. Dire che suoniamo un genere originale sarebbe pretenzioso e falso. Ormai è stato fatto di tutto nel corso della storia, non ci rimane altro che interpretare e rielaborare secondo il nostro gusto e intuizione personale come fa qualunque altra band o musicista che sia. Questo significa semplicemene che come qualunque artista usiamo l'esperienza al servizio della creatività. Abbiamo influenze musicali di ogni genere che si sono sempre arricchite nel corso degli anni. Rispetto ad altre band abbiamo sempre cercato di sperimentare. Ci siamo sempre imposti di non fare cover, eccetto Money dei Pink Floyd all'inizio di alcune nostre performance. I pezzi che eseguiamo sono nostri. C'è voluto molto tempo per trovare una nostra dimensione. Nella sperimentazione c'è sempre una prima fase dove regna la confusione. Abbiamo dato un senso alla nostra musica e trovato il nostro sound.

Come avviene la vostra fase di produzione?

È fluida ma estremamente lenta. A casa, strimpellando con una chitarra, viene fuori un mood e il testo nasce come conseguenza all'armonia, alla melodia del cantato, alle sensazioni che l'insieme trasmette. Partiamo sempre da un'idea di canzone con armonia e voce per poi sviluppare quello che sarà l'arrangiamento definitivo insieme in sala prove. È lungo ed estenuante il lavoro che c'è dietro a ogni canzone. Proviamo una canzone anche per mesi se necessario. Abbiamo delle attitudini da perfezionisti e molta determinazione.

Avete come componenti del gruppo dei percorsi differenti?

Il progetto è partito all'inizio come un gioco. Alle medie. Federico (voce e basso) è cugino di Lorenzo (chitarra e seconde voci). Luca (chitarra) e Lorenzo hanno fatto le elementari e le medie insieme già pensando al gruppo: rubavano le chitarre a chi faceva l'ora di chitarra a scuola e suonavano delle cover. Tutto non nasce da una profonda simbiosi. Lorenzo e Giacomo (batterista) si incontrano a 15 anni tramite amicizie comuni e quest'ultimo viene coinvolto. Lorenzo e Federico sono le voci del gruppo: Federico ha preso piede come voce principale. Abbiamo una grande voglia di suonare. Proviamo almeno due, tre volte alla settimana. Giova tanto trovarci per 2/3 ore a prova. La musica è l'unica cosa che ci gira nella vita. Vogliamo dedicarci tempo. Non facciamo altro.

Quali sono le difficoltà che si trovano nel sistema di un paese dove si penalizzano spesso i gruppi emergenti per beneficiare soltanto i grandi nomi commerciali?

Facciamo quel che vogliamo: iniziamo e portiamo avanti con determinazione quello che facciamo. Abbiamo credibilità perché ci mettiamo impegno e passione. Le cose succedono a loro volta. Continueremo sulla nostra strada anche se in un ipotetico futuro la nostra musica non dovesse interessare alle grandi major. Non ci interessa fare pezzi pop per arrivare a un compromesso. Non ci interessano i compromessi. Noi puntiamo a un pubblico anche estero, internazionale. Se credi in te stesso risulti credibile. La gente che hai intorno e che ti segue ti da ogni giorno la conferma di questa affermazione. Se dai energia, ricevi energia.

Parliamo del pubblico: che rapporto avete, quale è il vostro pubblico e, soprattutto, come riuscite a coinvolgerlo?

In un primo periodo c'era timore del pubblico. Suoniamo da qualche anno ma siamo usciti allo scoperto solo quest'estate dopo l'uscita del nostro EP, con il quale abbiamo stabilito qual è il nostro sound e quali sono i nostri obbiettivi. Cinque anni di prove e introspezione sono stati necessari per uscire allo scoperto e presentare la nostra band per quello che è oggi. Ogni concerto fatto poi ha creato sempre più sicurezza in noi. Avevamo la consapevolezza di essere 4 ragazzi introversi ma, allo stesso tempo, eravamo convinti che occorresse mostrare qualcosa. Cerchiamo di costruire un ponte tra la musica che offriamo e il pubblico. Esprimere ciò che suoni e ciò che sei. Creiamo una presenza scenica con emozioni dal punto di vista visivo: show, spettacolo, coreografia. Se tu offri la tua presenza le persone se lo ricordano. Il live fa da tramite. Si percepisce un'energia sul palco che vuoi sempre più evidenziare: abbiamo fame di concerti. E' giusto affermare che si va a vedere un concerto, non ad ascoltarlo. La chiave di volta è stata quando ci siamo messi nei panni del pubblico.

State lavorando ad altri e nuovi progetti?

Stiamo registrando un secondo EP, 5 pezzi come il primo, e disporremo per questo di un ufficio stampa italiano e estero. Cercheremo di portare la nostra musica anche oltre i confini nazionali.

Quali sono i pezzi che sentite più vostri?

Non abbiamo creato un EP per farlo ruotare su alcuni singoli. Abbiamo messo i pezzi che ci piacciono di cui sono convinto (parla Federico, autore) perché sono nostri.

Quali sono i contenuti maggiori dei pezzi?

Sono testi introspettivi, astratti e metaforici. Se una canzone parla del rapporto conflittuale con una ragazza in realtà è solo una metafora per parlare del rapporto conflittuale che ho con una parte di me stesso (ndr Federico parla). Sono testi basati su sensazioni, emozioni carnali, sono umanisitici perché parlano dell'individuo e dell'essere umano, visti dal mio punto di vista. I Testi sono scritti da me, Federico. Le parole le scrivo sempre quando la musica e la melodia della voce raggiungono uno stadio quasi definitivo. La musica ispira sempre il testo per me. Non accade mai il contrario. Non c'è una parte delle nostre canzoni che consideriamo meno importante. La voce ha la stessa importanza della più banale chitarra ritmica per noi. Tutto deve essere equilibrato e di uguale importanza. Rifiutiamo l'idea classica di dare più importanza alla voce e al testo. La voce è uno strumento come gli altri e le parole servono per dargli dinamicità. Tutto qui. Ogni strumento suonato sul nostro palco è pura espressione individuale che converge in quello che è il nostro sound.

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