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Etimologie

Il vecchio conio
di Davide Zingone

Il vecchio conio
 

Articolo di Davide Zingone


Tra le conseguenze dell'entrata in vigore dell'Euro nel gennaio 2002 ce n'è una che assilla particolarmente il vostro affezionato etimologista, e cioè che da allora nomi come lira, marco, peseta designano monete scomparse e a loro volta sono parole che stanno scomparendo dai vocabolari collettivi. Ed è un peccato, visto che si tratta di parole di "conio" antico. E' vero che i soldi (dal latino nummus soldus, moneta d'oro dell'epoca di Costantino, da cui deriva anche soldato, cioè pagato con il soldo) sono buoni con qualsiasi nome, ma noi non siamo economisti: semmai facciamo economia, cioè tendiamo a conservare, soprattutto se si tratta di parole.
Ebbene, in principio era la libbra (dal latino libra, cioè peso di 12 once, ma anche bilancia) che ci ha dato il verbo equilibrare, e dal suo diminutivo libella i sostantivi livello, livella e libellula, ma soprattutto ci ha dato la nostra lira, nome della vecchia unità monetaria italiana, ma anche di altri stati. Si pensi alla lira maltese, alla lira turca e alla lira britannica, la sterlina, da sterling, "genuino". Pare che alla base di sterling ci sia un originario easterling, cioè "proveniente dall'Est", aggettivo con cui gli inglesi del XII secolo designavano gli abitanti della Germania, abili nell'arte del conio. In inglese il nome popolare della sterlina è pound, che nel suo significato verbale vale "controllare il peso delle monete", cosa assolutamente normale, visto che dal Medioevo in poi il valore di una moneta veniva misurato in base al suo peso. Ciò è ancora più evidente nel nome della moneta di vari stati sudamericani, il peso, dal verbo latino pesare, che ha come diminutivo la peseta, l'unità del vecchio conio spagnolo. Su peseta, tuttavia, esiste un'altra versione che ci rimanda al catalano medioevale, che utilizzava la parola peceta, diminutivo di pieça "pezzo", per indicare alcuni tagli di monete. Nel XVIII secolo la parola entrò nella lingua castigliana con la grafia attuale peseta. Nel primo decennio del 1800 Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone e re di Spagna, ordinò alla zecca di Barcellona il conio di nuove monete che recavano per la prima volta impresso il nome peseta. Ciononostante, la peseta divenne la moneta ufficiale spagnola solo molti anni più tardi.
La parola marco, invece, all'inizio non aveva nulla a che fare con la moneta tedesca. In antico germanico marka valeva "segno di confine, delimitazione", parente prossimo del nostro margine, dal latino margo. Infatti marcare, come tutt'oggi, valeva oltre a "segnare", anche "delimitare". La stessa etimologia si riscontra anche nel nome della regione italiana Marche. Le Marche erano territorio di confine del Sacro Romano Impero, e i feudi che gli imperatori davano in gestione ai nobili venivano chiamati marche (da cui marchese). Furono così create la Marca di Ancona, la Marca di Fano, etc. L'insieme delle marche diede poi il nome all'intera regione (ed ecco spiegato perché una singola regione ha un nome plurale…). A partire dal X secolo la parola marco comincia ad assumere un nuovo significato, e la "delimitazione territoriale" diventa anche una misura per il peso, in quanto marca e delimita il peso di una merce di scambio o, nel nostro caso, di una moneta. Restando in tema, è simpatico ricordare il grande scrittore americano Samuel Langhorne Clemens (1835-1910), meglio conosciuto con lo pseudonimo Mark Twain, letteralmente "marca doppio", ripreso dal gergo dei navigatori del Mississippi e relativo al rilevamento di profondità del fiume.
Tutt'altra origine ha invece il rublo, dal verbo russo rubl "tagliare", dato che in antichità le monete russe erano pezzi tagliati da una grande barra di argento. Il dollaro deriva il suo nome dal tedesco Taler, abbreviazione di Joachimsthaler, nome dell'argento che veniva estratto già dall'inizio del secolo XVI in Boemia, e con il quale venivano coniate delle monete. Il fiorino, la moneta coniata per la prima volta a Firenze nel XIII sec., deriva invece il nome dal latino flos, fiore, perché nel rovescio aveva raffigurato un giglio, simbolo della repubblica fiorentina.
Probabilmente questa piccola carrellata di vecchie monete ha suscitato in qualcuno un minimo di nostalgia. A quanti, invece, sono rimasti impassibili, vogliamo ricordare che moneta viene dal verbo latino monere, ammonire, che ha dato origine a molti derivati come mostrare, mostro (monstrum era un prodigio, un segnale divino), monito. Tra i tanti nomi con cui era conosciuta a Roma la dea Giunone, c'era anche Juno Moneta, cioè la "Ammonitrice", dal fatto di aver avvisato il popolo romano dell'arrivo dei guerrieri Galli in Campidoglio grazie allo starnazzare delle oche, a lei consacrate. Proprio in quel luogo venne eretto un tempio in onore della dea, e accanto ad esso fu poi costruita la zecca: i pezzi di rame che lì venivano prodotti furono detti monete.

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