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SMOG SU TELA E GRIGIO DI CITTÀ: La "fumosa" pittura di Alessandro Ricci
Intervista a cura a cura di Andrea Cantucci

Miti mutanti 3

Strisce di Andrea Cantucci

SMOG SU TELA E GRIGIO DI CITTÀ
La "fumosa" pittura di Alessandro Ricci

 

Intervista a cura di Andrea Cantucci




A che pensa dentro di sé un pittore quando completa le sue opere? Di che si preoccupa veramente? Per Alessandro Ricci il problema principale sembra essere uno solo: "L'importante è non respirare il fissativo", mi dice pedalando accanto a me per le vie di Scandicci. Se fino ad un anno fa possedeva ancora un'auto, "ma usata bene" mi assicura, cioè inquinando il meno possibile, oggi Alessandro, un vispo quarantenne barbuto dall'aspetto dinoccolato, si sposta tra Scandicci e Firenze esclusivamente in bici. Quando spruzza il fissativo sulle sue tele arriva a proteggersi con occhiali da sub e sciarpa, forse in modo un po' eccessivo, ma per lui la cosa più importante è che niente di ciò che butta sui quadri vada a finire anche nei suoi polmoni, anche se, nonostante i suoi sforzi, ci finisce comunque, sia nei suoi che in quelli di tutti noi. Alessandro infatti dipinge usando lo smog della città di Firenze, del centro cittadino di un importante capoluogo italiano, dimostrando così la densità dell'inquinamento in cui viviamo letteralmente immersi, quasi senza rendercene conto.
"Io mi son messo a dipingere solo per rappresentare quest'idea... Ho fatto in tutto una cinquantina di quadri… Ora la cosa per me potrebbe essere già esaurita….", è più o meno quanto mi racconta, parlando così, in modo informale, tra amici di vecchia data, "Lo smog lo prendo solo dalle superfici senza pigmenti, dove non ci sono vernici che si scrostano… dalle pietre più pulite, quelle che stanno più in alto… anche la cacca dei piccioni sto attento a non prenderla… quello che uso è tutto smog autentico, non ci sono mescolati altri tipi di sporco… sono solo le polveri che si depositano dall'aria…anche dalle "persiane" di plastica si può raccogliere un sacco di smog…"
Che i risultati della sua pittura piacciano o meno, non ci sono molte persone disposte a sobbarcarsi tanto impegno e attenzione pur di dimostrare l'esattezza di un concetto paradossale, di quelli che vengono in mente così, quasi per caso, davanti ad una delle tante assurdità di un mondo che si vanta dei suoi progressi "civili" anche quando risultano controproducenti: "Ma qui c'è tanto smog che ci si potrebbe dipingere!" Quest'idea in apparenza stravagante ad Alessandro è venuta e quindi eccolo con la sua scaletta a girare tra i monumenti della città del Fiore, piluccando qua e là i sostanziosi grumi di smog che a nostra insaputa si trovano un po' ovunque sulle nostre gloriose antichità, come una moderna ape operosa affamata di succulenta sporcizia anziché di miele, armato solo di acqua e cotone per pulire via da pietre e statue le polveri che le ricoprono. Da questi residui, una volta stesi sulle tele, sono nati dei grigi paesaggi cittadini, scorci di strade deserte tratteggiati con una grafica per lo più abbastanza semplice. Nonostante ciò, a tratti vi appaiono elementi sfumati dotati di immediatezza ed espressività, anche se l'autore, cosciente dei suoi limiti di pittore un po' improvvisato con un passato di studi da geometra, insiste nel non ritenersi un "artista".
"Quando parlano di me, sui giornali mettono sempre i paesaggi più banali… ma il mio quadro che vorrei fosse pubblicato", mi confida, "è quello in cui ho cercato di rappresentare tutto ciò che non mi piace di questa società, quello che è secondo me…" - sulla tela c'è una fabbrica con molte fitte ciminiere nere, un mostruoso complesso industriale produttore di fumo - "Davanti ci ho messo un cartello di pericolo, sotto devi far scrivere: Il Lavoro Nobilita l'Uomo!", frase ovviamente ironica.
Tra le macchie di smog appaiono poi anche soggetti strani e naif, abbozzi apparentemente incuranti di ogni leggibilità estetica, a volte accompagnati da scritte fintamente seriose. Il più efficace, che potrei vantarmi di avergli in parte suggerito, è una figura stilizzata, presente in un paio dei suoi quadri, composta dalle fredde formule commerciali che dominano i pensieri dell'uomo d'affari. In questi divertissements che giocano con semplici figure rigide, la bizzarria dell'idea predomina spesso sulle esigenze della forma, ma nel caso suddetto le due cose combaciano perfettamente. D'altra parte, un certo eccesso di intellettualismo, a scapito della cura formale e tecnica, caratterizza tanta presunta arte di oggi, accanto alla quale anche le opere più approssimative di questo "non artista" scandiccese non sfigurerebbero poi tanto.
Oltre alle forme più o meno figurative, Alessandro Ricci si è cimentato anche con creazioni completamente astratte, tutto sommato le più interessanti, con i loro caotici grovigli di linee tondeggianti o spigolose, in pratica dei fitti "scarabocchi" di smog in cui la forma è davvero tutt'uno col concetto provocatorio che l'autore vorrebbe esprimere (Guardate! Questa è la roba che respiriamo!) e che potrebbero anche evocare indirettamente l'ormai incontrollato proliferare di condotti industriali e tubi di scappamento che ci avvelenano, le volute di fumo dei gas nocivi che ci circondano anche quando non li vediamo, i dedali delle strade cittadine in cui scorre freneticamente l'inquinamento, l'incessante ammassarsi delle case e delle cose che ne traboccano, i tanti oggetti più o meno inutili che si accumulano, diventando quasi subito rifiuti e divorando sempre di più lo spazio vitale delle persone, come prodotti di apparati digerenti impazziti che da "beni" diventano dei "mali".
"Io sono contrario alla produzione… sono contro il fare…", è infatti la posizione di Alessandro in merito, "Perché bisogna sempre fare qualcosa a questo mondo?... a che serve accumulare tante cose?... tanto tutto è impermanente… A me non piace il collezionismo, io più mi libero delle mie cose e più sono contento… La musica è molto meglio della pittura, perché alla fine non resta nulla… Quello che vorrei sarebbe allestire come mostra una stanza vuota, senza niente dentro… anzi, d'ora in poi non vorrei mettere neanche più il fissativo sui miei quadri, tanto prima o poi svaniranno comunque; ce lo può mettere chi li compra, se vuol lottare contro l'impermanenza…"
A conferma del suo disinteresse verso un'eccessiva valorizzazione di sé e di ciò che fa, questo intransigente ma simpatico nichilista non dà in genere titoli ai suoi quadri e per lo più non li firma neanche, ma scrive sempre sul retro dove e quando ha raccolto lo smog con cui ognuno è stato realizzato, perché è solo questa la cosa importante. Nelle sue intenzioni, l'immagine non conta, tutto ciò che conta è l'idea che c'è dietro e le sue cose servono solo in quanto mezzi per comunicare quell'idea.
Alla fine, nella mostra Smog Painting & Altro, esposta lo scorso Marzo al Ginger Zone di Scandicci, si sono potuti ammirare degli strati più o meno densi di smog fissati su una dozzina di tele di varie grandezze, in modo provvisoriamente permanente, a rappresentare l'idea di Alessandro. Le opere erano le ultime, quelle più astratte, ed erano tali le somiglianze e le differenze tra le varie tele, da apparire come variazioni su un unico tema, che accostate insieme sembravano interagire in qualche modo. Dalle prime astrazioni formate da gorghi caotici, nati a volte a partire da simboli musicali, frasi o poesie dell'autore e quindi organizzati come una magmatica scrittura, si passava ad altre disposte in uno o due gruppi di strutture compatte, come un freddo caos "ordinato" e quindi più tecnologico e inquietante. Tra i grigi delimitati da spruzzi di bianco o intrecciati attorno a punti più scuri, spiccava poi l'ultima tela, in cui alle tracce di smog erano sovrapposti dei colori, con un effetto surreale e, in parte, "esplosivo". L'allestimento che le accompagnava consisteva di un paio di alberelli con appese delle mascherine antismog, mentre in un video era mostrata una delle spedizioni nel centro di Firenze a caccia della materia prima per dipingere e alcuni dei primi quadri realizzati con questa tecnica, chiamata appunto dal suo inventore pittura a smog, o smog su tela.
Per l'originalità dell'iniziativa, che ha innanzitutto un valore di denuncia ma in cui si può notare anche l'inizio di una potenziale ricerca formale, l'autore ha già fatto parlare di sé, anche per l'ovvio interessamento di gruppi ecologisti e giornali locali. Nonostante lui sembri non dare importanza al successo, non si sa ancora fino a che punto diventerà famosa la pittura a smog di Alessandro Ricci. In compenso, per ora, è sicuramente la più "fumosa" che sia mai esistita.

La Mostra/Visual/Performance
Smog Painting & Altro
di Alessandro Ricci
è stata esposta dal 6 al 26 Marzo 2009
presso Ginger Zone
P.za Togliatti/Scandicci (Firenze)
tel. 055/2593933 -
mail: info@gingerzone.net - www.gingerzone.net

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