Eventi  -  Redazione  -  Numeri arretrati  -  Edizioni SDP  -  e-book  -  Indice generale  -  Letture pubbliche  -  Blog  -  Link  

  Indice   -[ Editoriale | Letteratura | Musica | Arti visive | Lingue | Tempi moderni | Redazionali ]-


Narrativa

Questa rubrica è aperta a chiunque voglia inviare testi in prosa inediti, purché rispettino i più elementari principi morali e di decenza...
Fiction di Giuseppe Costantino Budetta, Memorie di un cavaliere di Nicolò Maccapan, Io sono cattivo di Lorenzo Spurio, Brigitta no di Lorenzo Spurio, La verità del signor Nolte di Mattia Tasso, Il parroco di Mattia Tasso

Poesia italiana

Questa rubrica è aperta a chiunque voglia inviare testi poetici inediti, purché rispettino i più elementari principi morali e di decenza...
poesie di Massimo Acciai, Giuseppe Costantino Budetta, Giovanna Casapollo, Miriam Cividalli Canarutto, Eleonora Falciani, Alessandra Ferrari, Emanuela Ferrari, Maria Lenti, Cesare Lorefice, Nicolò Maccapan, Antonio Messina, Antonio Nesci, Gilbert Paraschiva, Natalia Radice, Paolo Ragni, Anna Maria Volpini  

Poesia in lingua

Questa rubrica è aperta a chiunque voglia inviare testi poetici inediti, in lingua diversa dall'italiano, purché rispettino i più elementari principi morali e di decenza...
poesie di Lucia Dragotescu, Emanuela Ferrari

Recensioni

In questo numero:
- "Asini e filosofi" di Giuseppe Pulina, nota di Massimo Acciai
- "La cura. Anche tu sei un essere speciale" di Giuseppe Pulina, nota di Massimo Acciai
- "Le vele di Astrabat" (2a edizione) di Antonio Messina, nota di Massimo Acciai
- "Perry Mason e il caso orologio sepolto" di Erle Stanley Gardner, nota di Emanuela Ferrari
- "Sentire che stai male mi toglie il respiro… perdutamente" di Alessandra Galdiero
- "Di esperanto in esperanto" di Giuseppe Macrì
- "Dalla struttura alla poesia e dalla terza alla quinta dimensione" di Nicola Mazzeo
- "Nascosta e lo Specchio" di Maria Carla Trapani, recensione di Fortuna Della Porta
- "Coeva" di S.Capecchi, M.P.Carlucci, F.Corbi, M.Verdini, recensione di Duccio Trombadori
- "Parcometri e dismissioni" di Paolo Ragni, nota di Matteo Nicodemo
- "Poesie dei tempi di lotta" di Paolo Ragni
- "Interventi, saggi, recensioni" di Paolo Ragni
- "Rapsodia su un solo tema - Colloqui con Rafail Dvoinikov" di Claudio Morandini
- "Alice senza niente" di Pietro De Viola
- "Incidente em Antares" di Erico Verissimo, recensione di Eugenio Lucotti
- "Iroca e l'ateo che inventò Dio Capitolo 1" di Kylen Logan, nota di Massimo Acciai
- "Ostaggio del sesso" di Andrea Mucciolo, nota di Massimo Acciai
- "Dolseur e altri racconti" di Giorgio Michelangeli, nota di Enrico Pietrangeli
- "L'apostolo sciagurato" di Maddalena Lonati

Incontri nel giardino autunnale

Intervista a Giorgio Graffi
A cura di Matteo Nicodemo

Interviste

Intervista a Paolo Ragni, poeta
a cura di Massimo Acciai
Intervista a Kylen Logan
a cura di Massimo Acciai
Intervista a un autore "in erba", Nicolò Maccapan
a cura di Alessandro Rizzo
Intervista a Maddalena Lonati
a cura di Massimo Acciai

Articoli

Il mito della caverna (tra Platone e l'attualità)
di Denise Severa
Animali e uomini
di Denise Severa
Verso l'infinito e oltre
di Denise Severa

Letteratura per la Storia

Franco, hijo de puta
di Lorenzo Spurio

Questo numero vi segnaliamo...
 


Alice senza niente
di Pietro De Viola

Alice senza niente: a voce alta nella rete

In 89 giorni un blog, un sito in flash, un account facebook, video virali su youtube, ancora pagine facebook, comunicati stampa, rilancio su google news e su altri siti web, l'appoggio di altri autori, l'interesse crescente della stampa ed Alice senza niente diviene e-book gratuito di successo. Il primo decretato dalla democrazia della rete, grazie alla visione ed al talento di Pietro De Viola.
Non è solo un racconto sul precariato, ma un luogo di condivisione che, grazie alla rete, non si ferma alle parole di Alice, la sua protagonista, entra nei pensieri e nella vita reale di una generazione che è stata illusa dai padri e dalle madri di un futuro, oggi loro presente, che non esiste e poi lasciata ad "arrangiarsi".
Alice insieme al suo ragazzo Riccardo, raccontano una vita svuotata non solo nei soldi, nel frigorifero, nell'armadio e nei cassetti, ma anche dell'allegria, del piacere di godersi un film, dello stare con gli altri fino al punto di pensare che si sia niente, si sia dei falliti.
Ma Alice e Riccardo non ci stanno, riempiono questo vuoto attraverso dei messaggi che emergono fortemente dal racconto di Pietro: non solo resistere, ma iniziare a smettere di sentirsi un peso, di sentirsi colpa del loro presente e della mancanza di un futuro da sognare, perché non sono loro ad aver deciso quello che gli è capitato. Non hanno scelto loro questo mondo, ma gli è stato preparato dalle generazioni precedenti, le quali non si sono limitate a rubare loro il sogno del futuro, ma non concedono neanche il presente, tenedoli ai margini del lavoro in uno stato di costante precarietà.
Alice non vuole più parlare a voce bassa, vuole smettere di eccedere nelle buone maniere insegnate proprio da quella generazione che prima l'ha illusa, poi spolpata ed oggi le rimprovera anche la mancaza di iniziativa e coraggio. Vuole alzare la voce, prendere il diritto a parlare, il diritto a ricevere anche lei il "rispetto sempre e comunque", quello che padri e madri hanno preteso per loro stessi. Non vuole e non può essere una fallita in una Società che non le ha nemmeno concesso di iniziare a correre.
Ed è proprio qui che Alice si intreccia con il progetto mediatico-letterario di Pietro, che per raccontare di Alice e Riccardo deve averlo provato questo svuotamento, ma grazie alla rete ha alzato la voce, da scrittore sconosciuto e senza alcun editore, ha preso il suo spazio dimostrando oggi che esiste un luogo nel quale è possibile riprendere il presente ed iniziare a sognare insieme il futuro.

Alice senza niente si può scaricare gratuitamente dal sito www.alicesenzaniente.altervista.org

di Alessandra Merico

Corriere
http://ehibook.corriere.it/2010/10/alice_senza_niente_scommessa_d.html

Repubblica Tv
http://www.youtube.com/watch?v=MJUSZM8uP9A

Recensione
http://alicesenzaniente.splinder.com/post/23568611

* * *

"Incidente em Antares" fu pubblicato per la prima volta nel 1971 e mai tradotto in lingua italiana. Il romanzo, ambientato nel '63, costituisce la critica dell'autore, Erico Verissimo, all'élite, e quindi indirettamente anche allo stesso regime militare, che dominava il Brasile di quegli anni. Verissimo descrive ai suoi lettori tutte le contraddizioni, le ipocrisie e i difetti dei cittadini "bene" di una piccola città situata sulle rive del Rio Uruguay, vicino alla frontiera con l'Argentina. Oltre naturalmente all'epoca, né le caratteristiche né la localizzazione di questa cittadina immaginaria sono state scelte a caso: si trova infatti vicino alla città natale dell'ex presidente Getulio Vargas ed è la tipica realtà di un centro a carattere prevalentemente agricolo e latifondiario, dove però si stanno sviluppando le prime fabbriche e, con loro, i movimenti social-democratici degli operai che vi lavorano. Nonostante ciò, l'oligarchia al potere (il sindaco, i latifondisti, il delegato di polizia…), sostenuta dalla stampa locale, rimane apaticamente aggrappata al proprio conservatorismo ed è reazionaria a qualsiasi evento che possa minarne la posizione di governo.
Queste sono le premesse del racconto vero e proprio, che comincia tuttavia solo a metà del libro. La prima parte tratta degli avvenimenti storici più importanti del Brasile nei 150 anni precedenti, seguiti dall'ottica della cittadina e in particolare soffermandosi sulla violenza e sulle lotte di due famiglie tra di loro rivali. Questa storia di conflitti è necessaria per inserirsi nella seconda parte, in cui si svolge l'intreccio effettivo e subentra la componente di realismo magico che tanto caratterizza la letteratura sudamericana: durante uno sciopero generale dei lavoratori anche i becchini si rifiutano di lavorare e quindi di sotterrare i corpi di sette morti, di diversa estrazione sociale e popolarità. Indignati, i defunti decidono di scioperare a loro volta. Finché non avranno degna sepoltura, infatti, totalmente disinteressati alla lotta tra lavoratori e padroni, per la loro condizione di cadaveri in putrefazione, impesteranno l'aria cittadina e renderanno pubblici tutti gli scheletri negli armadi e le ipocrisie dei cittadini più in vista, rendendo così loro la vita impossibile.
Il romanzo appare di un'attualità sconvolgente nel descrivere l'ottusità e le debolezze intime di quei personaggi che appaiono pubblicamente come i più forti, carismatici e integerrimi rappresentanti del potere. Veri eroi agli occhi di chi è abituato a dare giudizi superficiali, la cui onnipotenza ed arroganza si sgretolano davanti alle situazioni di carattere privato. Verissimo in questo caso riesce a farci provare una certa compassione nei confronti di chi era stato presentato solo come "antagonista"; mettendoci di fronte a caratteri assolutamente umani, stimola delle riflessioni private su noi stessi, che inevitabilmente finiamo con l'identificarci nell'uno o nell'altro comportamento, presentati come esempi in negativo.
Un ulteriore aspetto attuale, anzi, attualissimo di questo romanzo è la descrizione di un fenomeno caratteristico dei giorni nostri e che nel caso italiano trova un esempio significativo. Come, cioè, è possibile che una stretta élite al potere, se debitamente sostenuta dai mezzi d'informazione, riesce a manipolare la mente della moltitudine di persone, in questo caso addirittura arrivando a sostenere e far credere che l'intera popolazione di una città si sia trovata, per alcuni giorni, in preda ad un'allucinazione di massa. Anche questo aspetto dovrebbe stimolare non poco la nostra riflessione di cittadini, visti soprattutto i tempi e la situazione politica in cui ci troviamo.

Eugenio Lucotti

* * *

Asini e filosofi
Francesca Rigotti e Giuseppe Pulina
Interlinea, 2010
www.interlinea.com

Libretto agile e stimolante, che affronta la tematica da tutti i punti di vista immaginabile. Una breve ma amena carrellata attraverso i secoli e le nazioni, dai popoli antichi fino al Chiuchino di "Shrek", per comprendere come l'asino (e l'asina) è stato visto/a dai filosofi di tutto il mondo, cercando anche di penetrare nella mente animale, in un continuo confronto tra realtà e diceria. Una lettura senza dubbio istruttiva.

Massimo Acciai

* * *

Giorgio Michelangeli
Dolseur e altri racconti
Sandro Teti Editore - 2008 - 8,00 Euro

La Sandro Teti Editore, attraverso la collana ZigZag, predilige armonia linguistica e coinvolgimento stilistico ampliando a più generi e prospettive. Una collana caratterizzata da prezzi contenuti a fronte della cura e della qualità del prodotto. Quella di Giorgio Michelangeli è un'opera prima suffragata da una scrittura giovanile, ma compiuta ed interessante nel suo computo di vita e di morte travolgente e romantico, nondimeno essenziale, ben ritmato nonché spontaneamente visionario. Una scrittura che assume peculiarità da "macchina da presa", fintanto da personificarsi in un narratore fuori campo caratterizzato dal tratto corsivo che non indugia neppure di fronte al verso. Una "prosa poetica" che espleta drammi attraverso "delitti-liberazione", prendendo in prestito parole usate da Mario Geymonat, che ne ha curato la prefazione, probabile catarsi padre-figlio vista la giovanissima età dell'autore, appena ventiduenne. Avvio evocativo, in un lirico incedere si annuncia la narrazione in prima persona di Nestor Lorca, che resterà imbrigliato nell'amor cortese, quello per Blanche, poi fatalmente divenuto tragico e profano. In retaggi con più accertate radici nel noir tardo romantico rimaneggiato col postmoderno, il procedere dell'autore si snoda scarno ed altrettanto incisivo nel dare dimensioni e corpo al dolore con iperboli lampo. Il cinema, l'incedere del cambio di scena come la sospensione dei tempi nelle tecniche di fotografia, caratterizzano un background che meglio si palesa in Sabbia e vento. Qui torna, preponderante, la figura di Sergio Leone. Anche la dialogica del fumetto, di fatto, viene evocata nel narrativo: "Bill ringhia. Vuol dire sì", "Tallen trema", "vuol dire ok". Un mondo di frontiera, quello del selvaggio West, dove comunque c'è sempre "estremo bisogno di poesia", come ribadito dal prefatore, fenomenologico cadenzare ineluttabili dettagli che coronano eventi, frangere poetico con echi di Spoon river. Jack Cinqueassi e l'odore di whisky con partite a poker mozzafiato, Partes, Canicos, l'indiano che irrompono, uno dopo l'altro, sulla scena, vengono tutti dal nulla di una distruzione. "Gli eroi maschili", sempre implicati in qualche vendetta o alla ricerca di riscatto, portano al loro seguito amori recisi, intrighi, la scommessa di sopravvivere. Eroi che spegnendosi si riscattano a nuova vita, mito "inenarrabile" che torna fanciullo. Tempo scandito dalla pregressa spensieratezza all'insito presagio di morte in essa contenuto, fino a contare i secondi e tutte le lunghe scene di morte che vi si possono immortalare dentro, propedeutico preludio per la grande esplosione incombente. Con Vie tracciate invisibili ci spostiamo a Shanbala, in un ipotetico altipiano tibetano, ma sempre con tanto di diamanti e rese dei conti imminenti. Nell'atmosfera orientaleggiante vengono meglio evidenziati i simboli "con un nuovo sole", "un armadio con dentro un carillon". Nel sorriso del maestro Shalai, viene infine conservato tutto il tesoro. Dal silenzio sussurrante delle lande americane a quello delle montagne più alte del mondo domina e ricorre, naturalmente, quello del mare con Il cantico di Nestor Lorca che riconduce a Dolseur, anche questa località sperduta, titolo del libro nonché episodio di chiusura dei quattro racconti di cui è costituito. Dolseur è un luogo di "neve sul mare", col suo "libro chiuso di poesie" e Sorben, l'artista. Qui c'è un treno e un'ultima stazione, quella che conduce nelle due locande dirimpettaie di Oltremare e Stella Alpina. "Amai una donna che mi tradì" è una delle tante epigrafi che scorrono tra i dialoghi in un diacronico divenire tra allegorie che ritornano, qualcosa di dissonante che avvince accordando un leit motiv atemporale legato all'immagine dell'orologio. Un congegno che ricorre sino a sancire un solo tempo certo, quello del finale, dove lo stesso tempo torna ad esistere nel ticchettio riavviato sulle lancette.

Nota di Enrico Pietrangeli - 2008

* * *

Iroca e l'Ateo che inventò Dio Capitolo 1
Kylen Logan
Edizioni digitali Babylon Café, 2010


Un libro rivolto agli atei ma che farebbe molto bene leggere anche ai credenti di ogni religione, soprattutto quelle il cui culto è rivolto a qualche divinità. Un libro che fa riflettere, denso di spunti e di idee, che fa riferimento a fatti di tragica attualità. Il percorso di Iroca, libero pensatore ed in quanto tale pericoloso per ogni potere teocratico, è un'eterna lotta tra la ragione e la cieca fede. L'autore sa raccontare tutto questo in modo chiaro e avvincente.

Massimo Acciai

* * *

L'apostolo sciagurato
Maddalena Lonati
Robin Edizioni, 2010

Non una semplice raccolta di racconti, ma una vera e propria storia coerente che, seguendo le logiche dell'attrazione, si snoda attraverso un percorso sotterraneo e inconscio ignoto quasi sino alla fine della stessa protagonista.
La raccolta si apre con l'intenso legame erotico e cerebrale fra i due protagonisti, un rapporto fatto di sfide e di prove, giocato sull'imprevedibilità , e vissuto in un'atmosfera rarefatta e surreale.
E' una relazione fuori da ogni convenzione che sperimenta la pericolosità delle unioni estreme e che, nell'eccesso mentale, conosce la sua apoteosi e il suo baratro.
Un vuoto che aleggerà in tutti i successivi racconti che scandiranno gli anni vissuti nell'assenza di Lui.
In attesa del suo ritorno. Ritorno che sancirà la chiusura di un ciclo e fornirà una spiegazione che permetterà al lettore di scoprire alla fine la verità .
Lei e Lui, due entità senza nome che divengono il simbolo stesso dell'Eros vissuto senza censure e senza preclusioni, alla costante e inesausta ricerca degli stimoli mentali più particolari e articolati.
Lei e Lui, due personaggi indimenticabili per la loro originalità , così come le altre figure che costellano le storie di questa raccolta-romanzo caratterizzata da una sapiente cura del dettaglio e da una continua sperimentazione stilistica che adegua il ritmo alla narrazione, privilegiando la musicalità della parola.
Maddalena Lonati ha frequentato i corsi di scrittura creativa della scuola Holden.
Ha pubblicato il romanzo Decadent doll. I suoi racconti sono stati pubblicati da numerose riviste letterarie, periodici, e inseriti in varie antologie.
Scrive recensioni di romanzi e mostre d'arte e redige una rubrica sui gioielli d'epoca.
E' redattrice di riviste culturali e generiche.
Ha vinto innumerevoli premi nazionali e internazionali, fra i quali i prestigiosi Fiorini d'oro e Il Molinello.
E' spesso ospite in trasmissioni radiofoniche nel corso delle quali parla d'arte di letteratura.

* * *

La cura. Anche tu sei un essere speciale
Giuseppe Pulina
Editrice Zona, 2010

È sorprendente vedere quante cose si possono dire su questa canzone di Battiato, certo tra le più celebri e giustamente apprezzate, e quante interpretazioni - alcune davvero curiose - si possono dare al testo de "La cura". Pulina ha ordinato tanto materiale in questo agile libretto che analizza le parole di Battiato e Sgalambro, verso per verso, parola per parola, mettendole in relazione con il momento storico (nella nostra storia più recente) e la produzione discografica dei colleghi internazionali. Un excursus impressionante e avvincente.

Massimo Acciai

* * *

Le vele di Astrabat - di Antonio Messina - euro 10,00- pag. 115
ISBN 978 - 88 - 7606 - 157 - 8

http://www.ilportaledelsud.org/messina_antonio_4.htm



Una lettura che richiede una grande attenzione e partecipazione da parte del lettore; sforzo però ampiamente ripagato. La prosa lirica in cui è scritto, densa di visioni oniriche e fantastiche, travalica il mero genere fantascientifico e ci porta a riflettere su tematiche esistenziali molto profonde. Una lettura che consiglio.

Massimo Acciai


* * *

DALLA STRUTTURA ALLA POESIA E DALLA TERZA ALLA QUINTA DIMENSIONE
Di Nicola Mazzeo

Si tratta di uno studio originale sui rapporti tra le scienze esatte e le loro limitate e talvolta controproducenti applicazioni pratiche. L'autore sostiene che le matematiche, le geometrie e le loro funzioni, comprese quelle di equilibrio, non possono, da sole, costruire opere di ingegneria, architettoniche e urbanistiche né eseguire opere di restauro urbano ed architettonico; "in sintesi, esse non possono costruire spazi vivibili e, men che mai, degni di essere vissuti", se non tengono conto della quarta e quinta dimensione, ossia dell'aspetto poetico di esse.

Un'opera molto originale dove scienza e poesia si incontrano e mostrano come anche una razionale formula matematica possa contenere luce e tempo.
La forza delle idee in essa contenute aprirà sicuramente nuove strade.

* * *

Andrea Mucciolo
Ostaggio del sesso
Edizioni Eracle, 2010
www.edizionieracle.it


Un romanzo breve che non si dimentica. Rimane nella memoria. Ci si ripensa. La vicenda di Luca Benassi, comune trentacinquenne romano, e la sua ossessione che lo porta a barattare la propria dignità per un corpo di donna e che lo trascinerà in un vortice discendente verso la disgrazia, è di quelle che solo un grande narratore può raccontare senza cadere nella retorica. Andrea Mucciolo ci è riuscito. Il lettore rimane incollato alle pagine che dipanano la vicenda, dai toni scurissimi e disperati, chiedendosi, alla fine, cos'è mai questo sentimento che chiamiamo "amore" e dove confina con la "follia", e se è possibile trovarlo nei luoghi più inattesi. Un romanzo bellissimo, intenso, da leggere e rileggere.

Massimo Acciai

Scheda del libro

* * *

Abbiamo il piacere di presentare tre libri usciti di recente quasi contemporaneamente per le Edizioni Segreti di Pulcinella, del nostro amico Paolo Ragni: due libri di poesia ("Parcometri e dismissioni" e "Poesie dei tempi di lotta") ed uno di prosa ("Interventi, saggi, recensioni"). Abbiamo pertanto dedicato un'intervista sui primi due libri di poesie (di "Parcometri e dismissioni" presentiamo una bella testimonianza di Matteo Nicodemo). Di prossima uscita due raccolte di racconti, sempre per le Edizioni Segreti di Pulcinella.


Caro amico

È l'invidia che dovrebbe portarmi a scrivere, del resto la forza dei vent'anni io, non la sento quando provo la pressione.
Le parole scorrono tra grandi paesaggi e voglia di carezze, entrambi riempiono il cuore, lo proteggono e lo nutrono; quella voglia di accarezzare dinnanzi a un paesaggio straordinario è un rimando classico tra grandi e piccole cose. E tu mi capisci, del resto per capire che le piccole cose fanno le grandi non ci vuole un genio, ma solo un uomo col coraggio di scrivere poesie...o diciamo almeno di farle leggere col conseguente aumento del coraggio e dell'altrui ammirazione (mai credere a chi ride delle altrui poesie: è solo invidia!!!!).
Cosa ti devo dire sei sempre stato un osservatore e hai sempre riportato ciò che hai visto; con le poesie hai tracciato il cammino: mostrando i muscoli del camminatore hai reso tutto unico e solido.
Caleidoscopio d'immagini mi dai la possibilità difficile di scrivere della tua vita a un punto d'arrivo meravigliosamente normale, meravigliosamente comune, che non divora ma mostra netta la forza di rinnovarsi in altrettante maniere per quanto, sempre e solo, a tua discrezione. A questo serve il gusto del tuo osservare: guidare in un labirinto di rimandi sorprendenti che mai riescono ad annoiare. Uno specchio semantico in cui mi ritrovo ma che così, per onesto soprammercato, non sarei mai stato in grado di descrivere e mixare. La penna che tragga il suo inchiostro dal cuore è virtù di ogni poeta ma quella che si intinge del colore delle pupille ha qualcosa di primordiale. Sciocco? Si lo sono stato ora ripetendomi. L'osservazione è primordiale per antonomasia, ella registra e se ben educata ammalia. Tu cosa credi di aver fatto?
Non so cosa permettermi di dirti se non ripeterti di unire al color del cuore quello delle pupille: anche di quelle di chi vuoi accarezzare, delle padrone delle pupille. Del resto questo colore dell'inchiostro solca i manoscritti e lì rimane. Nei libri, e anche in questo, bisogna immaginare ricostruendo i solchi che la stampa ha limato o addirittura uniformato (mascherati da chissà quale carattere); insomma le sfumature sono comunque confutabili e in territori sempre soggettivi! E le sfumature bisogna lasciarle stare, almeno prima di tacciare col dito puntato per decadere, dopo la piccola gloria di aver criticato, in una marea di sensi di colpa o peggio. Le sfumature non fracassano sono opera silenziosa e personale da cui si ricava il piacere di leggere. Lasciando l'onore agli onorevoli non ti ringrazio per l'occasione che mi hai dato, del resto è ovvio e scontato. Ma ti prego continua a scrivere quello che vedi, a giocare con la nafta in re minore, con i bad cluster e ricorda che anche di questi tempi scrivere serve come colorare e, se l'oggetto dello scrivere è quello che si vede, si capisce che quel colore fatto di cuore e pupille fa la differenza. Il colore delle pupille appunto...una poesia speculare all'iridologia, dagli occhi al cuore poi all'anima e infine il movimento.
Questo non è il tempo dell'ascolto ma come si dice:" fare un sonetto è come formattare".
Ti prego prendi queste mie parole come quelle che sono; sono piccole cose come quelle carezze che vengono spontanee in un momento, inaspettate: vengono dal cuore e parlano del rispetto che si deve avere per ogni vita che si svela consapevolmente.
Ti apprezzo e ti ammiro…

Matteo Nicodemo

* * *

Claudio Morandini, "Rapsodia su un solo tema - Colloqui con Rafail Dvoinikov" (Manni, Lecce, 2010)

Nel 1996 Ethan Prescott, giovane compositore di Philadelphia, si reca più volte in Russia a incontrare l'anziano collega Rafail Dvoinikov, per una lunga intervista che è anche l'omaggio di un discepolo nei confronti di un maestro quasi dimenticato. Il titolo del progetto, Rapsodia su un solo tema, rimanda appunto a una delle partiture più emblematiche di Dvoinikov.
Il vecchio rievoca infanzia e giovinezza, incontri, amori, umiliazioni, con la libertà e il disincanto di chi finalmente non deve più rendere conto a nessuno. La sua musica e le sue parole dimostrano che si può rimanere liberi, come artisti e come uomini, anche sottostando alle direttive di un potere oppressivo.
Schiudendosi come una matrioska, questo romanzo combina frammenti di saggio, pagine di conversazioni e di diario, verbali di interrogatori, trascrizioni da un pamphlet settecentesco, per raccontare di musicisti che parlano di altri musicisti che raccontano di altri musicisti che immaginano la vita di altri musicisti ancora.
In sottofondo, la Storia, spesso dolorosa ed enigmatica, del Novecento.

Biografia e un po' di rassegna stampa

Claudio Morandini è nato, vive e insegna ad Aosta. In passato ha scritto cicli di commedie per la radio e monologhi per il teatro. Prima del romanzo "Rapsodia su un solo tema - Colloqui con Rafail Dvoinikov" (Manni, 2010) ha pubblicato "Nora e le ombre" (Palomar, 2006) e "Le larve" (Pendragon, 2008). Il suo racconto "Le dita fredde" è stato incluso nell'antologia bilingue "Santi - Lives of Modern Saints" edita a Baltimora (Black Arrow Press, 2007). "Fosca - Una novella valdostana" si trova nell'antologia "Nero Piemonte e Valle d'Aosta - Geografie del mistero" pubblicata da Perrone nel 2010. Altri racconti sono apparsi su varie riviste.
Sul blog Letteratitudine anima con Massimo Maugeri il Dibattito su letteratura e musica.

Come in sorprendente equilibrio tra Calvino e Bulgakov, questo dialogo a più voci fra musicisti dislocati in tempi e spazi diversi diventa il trionfo di una scrittura libera e assolutamente padrona di ogni sfumatura e accento. Una scrittura che proprio attraverso la sua ammirevole perfezione ritrova la sua infantile capacità di commuoversi e incantarsi ancora (Giona A. Nazzaro, su "Rumore", giugno 2010).

Il risultato è un romanzo che ho finito in una giornata; non capita spesso. Un romanzo che costruisce sapientemente tensione e curiosità e sentore di segreti non rivelati (Umberto Rossi su "Pulp", luglio-agosto 2010).

Questa "Rapsodia su un solo tema" è di rara fascinazione. Raffinata architettura e profondità della riflessione contribuiscono a rendere ancor più piacevole il testo. L'autore mette la sua cultura musicale al servizio della limpidezza del racconto. E non è poco. (Claudio Baroni su "Giornale di Brescia" del 17-7-2010)

Nel cinema li chiamano mockumentary, finti documentari, ed è qui che l'esperimento dello scrittore aostano si dimostra forte e funzionale. Nell'intreccio di tempi, di spazi (quasi un viaggio nel tempo), di prime e terze persone, di incastri di gendering e regimi. Ne deriva un romanzo politico, poetico, sociale, che perde per strada - volutamente - gli spunti di partenza ed elabora la sostanza con una competenza tecnica di prim'ordine. (Matteo Di Giulio, http://linsolito.net)


* * *

Maria Carla Trapani Nascosta e lo Specchio, G. Perrone editore, 2010


A leggere il libro di Maria Carla Trapani Nascosta e lo Specchio, a tutta prima, si ha la tentazione di chiamare a testimonianza Joyce e Svevo, di parlare di scrittura del flusso interiore, secondo l'accezione del '900. Addirittura citare Bergson e suggerire il suo concetto di durata, ossia del Tempo soggettivo, che scorre secondo modalità non considerate dalla scienza.
Difatti, aprendo le pagine, si entra direttamente nella dimensione del privato, del celato.
Dentro/ le vene e /canto…A scavare / grafite e pietra del / sangue.
Un'intimità delicata ma non lirica si palesa, in una sorta di viaggio introspettivo dal quale la Parola Poetica affiora dalle brume della psiche e dell'indefinito. Il mondo e le sue fantasmagorie sono lontani. Nulla dell'accezione del quotidiano, vale a dire del senso comune, si fa lemma del verso. Il tempo, ripeto, è quello arbitrario della sensibilità.
Per la verità il libro è esattamente questo ripiegamento interiore in ascolto della propria emozione, eppure una lettura di semplice retroguardia è a mio parere insufficiente. Non mi convince del tutto. Non coglie appieno il fine che l'autrice si prefigge. A mio parere, il libro rappresenta un passaggio, un attraversamento: un'uscita dal bozzolo verso la definizione e la delimitazione di sé. Un processo di strutturazione e conoscenza dell'io, tout court.
Prima di avventurarsi ad ali spiegate nell'oggettivo in senso lato e nella poesia, M.C. Trapani sente il bisogno di circoscrivere il potenziale della sua interiorità nell'interazione con le sostanze anche affettive che la circondano. Ha dubbi, cerca di farsi tabula rasa: il mondo potrebbe essere nemico, artefatta la capacità di coglierlo.
Ho timore dei sassi che / scavalcano le mie finestre / ho timore dei vetri se.
La Trapani si affaccia nascosta / velata al davanzale e tutto ciò che si caglia negli occhi porta dentro, ne fa ricchezza e accumulazione. Solo dopo aver messo ordine, avviene il necessario recupero di una visione disincantata e critica di sé e dell'esistente:
Semino/ dissemino e lo / spazio del / mio cuore spazzo la soglia / coronandomi i bracciali / di polvere.
In breve, Maria Carla Trapani descrive il felice esito del suo transito verso la maturità affettiva e artistica e per farlo compie una sorta di enumerazione ma soprattutto di catalogazione gerarchica di tutto ciò che le si riverbera dentro attraverso lo sguardo, un'unghia, uno stupore, ma anche parole, avverbi, aggettivi solitari, affrancati dalla frase, che però una volta semanticamente riconquistati saranno il mezzo per mettere a fuoco l'anima. Un inventario onnicomprensivo che entra in questo serissimo gioco tra oggetti solidi e incorporei, sempre rintanati nel profondo, che l'autrice intende buttare in uno specchio, ove le sarà più agevole affrontarli e confrontarsi.
Ha bisogno di sistemare, osservando il risultato criticamente, come per una casa nel caos, prima di sentircisi a proprio agio.
Getto l'amo. /Pesco / parole e /pesci d'argento. /Getto.
E più avanti:
Vomito parole / striate di verde / raccogliendo le /foglie di una vita /aggrappata stretta / al suo /rinascere. / … /Navigo la vena / e col volto rivolto / sputo acini.
Una nascita, dunque, a se stessa, al reale, all'altro, agli affetti, tra i quali sembra del tutto evidente di cogliere l'amore. C'è un tu che di tanto in tanto fa capolino, un tu di labbra e di saliva, verso il quale sembra anche tendere la ricerca di autenticità.
La tua lingua ha linfa / di una languida / graffa sdraiata.
Che si tratti di un impegno di affrancamento e maturazione è mio convincimento ma è l'autrice stessa a offrirci gli strumenti per entrare nel suo progetto, che ha svolto nella silloge attraverso le tre sezioni del libro. Quel gettare l'amo, per riportare indietro i segni dello scorrere della vita, è un continuum di tutta la raccolta.
Dopo tutto, basta fermarsi al titolo e poi all'ultima composizione per perdere ogni esitazione. L'autrice nell'ultimo testo stende senza equivoci il manifesto della sua poetica. Scopo della sua scrittura è il percorso che è stato indicato.
Scrivo. Leggeri i piedi nel cammino ascetico verso l'autocoscienza. / Scrivo e di riconoscimento mi abbiglio. / Riconoscimento di M/E. / Di Sé. / Come già-da-sempre. Relato. All'Altro. / Specchi d'Argento Irriflessi.
E dunque, ripetiamo con lei: dopo aver preso il controllo della coscienza, sede di discernimento e giudizio, allora è possibile riaffacciarsi alla storia, ma più di tutto è possibile la poesia.
Una nota bisogna stendere anche sullo stile, che nulla concede alla facile suggestione, al lavoro di rima e assonanze. Nessun verso è ammiccante. La scrittura si mantiene appuntita, asciutta, ellittica, frammentata, in un ritmo lento e cadenzato. L'emotività è ghiacciata da una serie di strali fatti di sangue e di spine, che l'autrice sembra guardare da estranea o da lontano.
Tralascia ciò che è costruzione e rifacimento del verso, quasi infilandosi in uno sperimentalismo formale, che è di sicuro originale. Il colare naturale della parola, pur nell'assetto contratto dalla continua elisione della frase, conferisce al verso un fascino intrigante se non misterioso. Il lessico è accurato e non debordante, raffinato ma non pretenzioso.
Anche questo si può ascrivere alla confessione della stessa autrice, che ammise tempo fa di scrivere di getto, seguendo la parola e il ritmo che gli nascevano dentro.
M. C. Trapani si ascrive alla schiera di giovani poeti che stanno proprio segnando l'affrancamento dalla cultura del '900, per quel piglio sicuro con cui infrangono regole e forme per mettersi direttamente all'ascolto della propria unicità umana e poetica.

fortuna della porta

* * *

Erle Stanley Gardner, Perry Mason e il caso orologio sepolto, Hobby e Work Italiana Editrice - Milano 1998; pp. 296.

Vorrei consigliare la lettura di un classico senza tempo legato alla figura di Perry Mason, un personaggio che siamo abituati ad identificare con i filmati televisivi, ma i casi che questi deve affrontare diventano ancora più entusiasmanti attraverso una descrizione particolareggiata di ambienti, luoghi, personaggi che "proiettano" la mente di chi legge nella vicenda che prende forma…
Questo coinvolgimento è possibile scorrendo le pagine di un best seller scritto qualche anno fa da Erle Stanley Gadner in lingua inglese, dal titolo originale The case of the buried clock e tradotto, successivamente, in versione italiana: Perry Mason e il caso orologio sepolto.
La vicenda ruota intorno ad un ritrovamento nel terreno circondato dai pini, vicino alla casa di Adele: "una scatola di latta era stata sepolta con grande cura nel terreno", in essa era contenuta "una sveglia di grosse dimensioni", anzi "un orologio prodotto da una ditta moto nota".
A ritrovare l'oggetto è Harley Raymand, amico di infanzia di Adele Blane.
Quest'ultima decide di portarlo a vedere la casetta in montagna che divide con la sorella Milicent che, da qualche anno, aveva sposato Jack Hardisty, un uomo senza scrupoli, legato solo al patrimonio e alle fortune del padre della moglie, Vincent Blane.
Jack quindi viene trovato morto nella casa, il decesso è dovuto ad una ferita procurata con arma da fuoco, ma ci sono dei dettagli che non confermano il luogo della morte…
A trovarlo è la moglie, insieme al dottor Jefferson Macon. Tutti i sospetti ricadono su di lei però ci sono altre possibilità da considerare anche perché in quel luogo abitano dei vicini molto interessanti…
Infatti ci sono: Burton Strague e la sorella, Lola; il primo è uno scrittore e l'altra una bella ragazza slanciata che dice sempre ciò che pensa, poi Myrna Payson, una vedova molto seducente e dall'aspetto giovanile, spesso è in compagnia del vicino naturalista e fotografo Rodney Beaton.
Intorno a questi personaggi "ruotano" le indagini di Perry Mason, abile avvocato, e della sua segretaria, Della Street.
Fin qui sembra tutto facile, ma c'è un particolare su cui il nostro Mason pone l'accento: l'orologio ritrovato "è indietro di esattamente 25 minuti" perché? La storia si fa intricata e ci sono dei particolari da segnalare, tra cui la descrizione del defunto Jack Hardisty: "la rigida forma immobile di quell'uomo minuto che in vita sua aveva cercato così disperatamente di dimostrare una personalità magnetica e dominante. Ora, da morto, sembrava essersi rimpicciolito alla sua vera statura".
Inoltre, chi decide di chiamare Perry Mason? Vincent Blane che, forse, "prova" un po' di sollievo dalla scomparsa di un uomo che aveva recato tanto male alla sua famiglia e che aveva rubato alla sua attività ingenti somme di denaro.
Così Mason si occupa del caso e scopre che tra il defunto ed un vicino di casa c'erano degli interessi in comune e…

Emanuela Ferrari

* * *

MOTIVAZIONE ALL'OPERA "DI ESPERANTO IN ESPERANTO" di Giuseppe Macrì (Aletti editore)



Ho sentito parlare per la prima volta di esperanto da un accademico 4 anni fa.
In 23 anni di vita nessun docente mi aveva mai proposto un tema del genere.
Eppure, nella mia vita, le condizione per venire a conoscenza di una tematica linguistica del genere ci sono state tutte ed in sovrabbondanza.
Prima della maturità liceale ho intrapreso svariati corsi di inglese, cinese e spagnolo, ma mai da nessun insegnante un accenno a questa realtà "altra". Tale situazione sarebbe stata quasi accettabile se non avessi poi scelto di laurearmi in lingue e letterature moderne.
In 3 anni di corsi di linguistica, lettorato, letteratura, filologia mai neppure l'ombra di un ben minimo riferimento a questa lingua.
Il primo accenno da un cattedratico solo durante il biennio della specialistica in lingue europee ed americane. Accenno è il termine più consono. Due frasi sull'isomorfismo dell'esperanto senza un approfondimento effettivo che si imporrebbe ad un ambito universitario.
"Tutto qua? A me non basta assolutamente!" mi sono detto io tra me e me…. "Perché non proporre una tesi di laurea che scandagli l'esperanto da vari punti di vista?". Così ho fatto. Oltre al desiderio di saperne di più, mi ha spinto all'azione la mia onestà intellettuale verso la conoscenza con un potenziale a 360°. Possibile che un fenomeno linguistico esistente in tutto il mondo sia così trascurato a priori dai luoghi preposti alla diffusione della cultura delle lingue? Non me ne capacitavo allora quando decisi di occuparmi di esperanto e ancora oggi sono incredulo verso questo boicottaggio.
Ho deciso di raccontare l'esperanto partendo dall'uomo Zamenhof, ecco perché il sottotitolo "storia di un sogno…": credo che questa possa essere la motivazione in assoluto più significativa per interessarsi a questo tema. Ho poi proposto al lettore una prospettiva giornalisticamente aperta al giudizio personale. Ho presentato il fenomeno nella sua oggettività, analizzando studi di autorevoli esperti che si sono interessati alla causa esperantista appoggiandola o tarpandone le ali. Il saggio è corredato da molti dati statistici di mia elaborazione, proprio per fotografare il fenomeno da un punto di vista quantitativo e scientifico, invece che puramente emozionale e soggettivo.
Quella dell'opera è un'impostazione credo giusta, corretta, che faccia riflettere senza imporre tesi personali.
L'obiettivo primario di quest'opera è permettere la conoscenza dell'esperanto.
Sapere che esiste un idioma del genere nel 2010 è già un passo avanti. E' un diritto di tutti i parlanti del mondo, penso.
Credo che questo libro possa fungere da volano per l'ulteriore comunicazione esperantista verso l'esterno. E' un adattamento della tesi di laurea specialistica, l'ho voluto modellare su un lettore-tipo che non sappia quasi nulla a riguardo. Non a caso le parti di approfondimento sui meccanismi della lingua le ho spostate alla fine. Per essere informati sul fenomeno nella sua globalità può essere un valido, scorrevole, leggibile strumento.
Spero che si possa adottare anche come testo di approccio alla realtà esperantista ad esempio in corsi di lingua appositi con studenti di esperanto principianti e non, ma anche per avvicinare molte persone a questo mondo sconosciuto ai più.
E' pensato per coinvolgere e motivare a scoprire l'esperanto, ma senza motti propagandistici.
Personalmente lo userò come tramite per dare ad alcune persone che conosco, l'opportunità di accedere in punta di piedi ad una realtà affascinante e dai grandi ideali di fondo.

Giuseppe Macrì

* * *

"Sentire che stai male mi toglie il respiro… perdutamente" è il quinto libro di Alessandra Galdiero.
Si tratta di un romanzo psicologico, in cui amore e morte, immaginazione e poesia s'intrecciano.
Il protagonista si sente perduto nel momento in cui la compagna lo abbandona a se stesso. Lui è un uomo fragile che non riesce ad accettare il vuoto che si crea sia fuori che dentro di sé. Entrando in contatto con la dura realtà inizia la sua personale guerra contro il mondo, uccidendo tutti quelli che ama, ma da cui non si sente ricambiato, capito, ascoltato.
Vede intorno a sé solo tradimento e menzogna, guarda solo dal suo punto di vista e tutto gli appare diverso da ciò che è realmente. Si tratta di follia, di paura o di un errore di valutazione?
Quello che il protagonista desidera è sincerità, fiducia, affetto. Ma trova sulla sua strada solo delusione e incomprensione.
Frustrato da una vita spietata non può fare a meno di bruciare dietro di lui tutto ciò che fa parte del passato, per poter ricominciare, per contrastare la sua solitudine, per ritrovare la verità.
Ma quello che scopre è difficile da accettare, gli sembra persino impossibile convivere con la nuova realtà che si va delineando. E il rimorso per gli errori commessi diventa una colpa da espiare…

… Forse tutto ciò che è osservabile è così come lo vediamo. Ma cosa c'è invece nel fondo dello stomaco? Quali sono le sensazioni che vibrano allo stato puro? Basta porsi delle domande per scoprirlo? Basta respirare per sentirsi vivi? E quando manca il respiro non siamo comunque vivi? E se questo libro rispondesse per noi almeno ad una di queste domande, non avremmo raggiunto uno stato d'incoscienza tale da essere in grado di capire quello che siamo veramente?

Alessandra Galdiero

Segreti di Pulcinella - © Tutti i diritti riservati