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Narrativa

Questa rubrica è aperta a chiunque voglia inviare testi in prosa inediti, purché rispettino i più elementari principi morali e di decenza...
Il cacciatore di Riccardo Lupo, Il brutto sogno della contessa Carafa di Giuseppe C. Budetta, Un lungo 5 maggio nel cuore della vita di Salvatore Gurrado

Poesia italiana

Questa rubrica è aperta a chiunque voglia inviare testi poetici inediti, purché rispettino i più elementari principi morali e di decenza...
poesie di Giuseppe Bonaccorso, Alessandra Ferrari, Emanuela Ferrari, Iuri Lombardi, Italo Magnelli, Alessandro Monticelli, Ivana Orlando, Margherita Pirri

Recensioni

In questo numero:
- "Sempre ad est" di Massimo Acciai, recensione di Lorenzo Spurio
- "La metafora del giardino in letteratura" di Lorenzo Spurio e Massimo Acciai
- "Graffio d'Alba" di Lenio Vallati, nota di Massimo Acciai
- "Cassa integrazione guadagni… la mia è straordinaria" di Antonio Capolongo
- "Le avventure di Luchi e Striche" di Francesco Vico
- "Qualcosa che non c'è" di Maria Gioia Spano, recensione di Emanuela Ferrari
- "Il troppo" di Giuseppe Rensi, recensione di Emanuela Ferrari
- "L'invasione degli storni" di Roberto Mosi 

Articoli

CicloInVersoEmilia 2012: dal 3 al 5 maggio tre giorni di bici e poesia
di Enrico Pietrangeli

Interviste

Intervista a Ivana Orlando
A cura di Massimo Acciai

In questo numero segnaliamo...
 

 

Un viaggio verso Oriente
Recensione al romanzo Sempre ad Est (2011) di
Massimo Acciai
www.faligi.eu

Il disegno è di Andrea Cantucci
Intervista di Lorenzo Spurio a Massimo Acciai


Che cos'è un surypanta? E' la prima domanda che il lettore del nuovo romanzo di Acciai si fa immergendosi nella lettura. Non ci sono particolareggiate descrizioni di questo tipo di animale, sappiamo che è di piccole dimensioni, che miagola e che trova particolare piacere nell'essere accarezzato sulla testa. Non è un gatto. E' inutile indagare a quale animale possa avvicinarsi perché stiamo parlando di un romanzo fantastico, quindi in ciascun modo vi figurate questo animale, non avrete sbagliato.
Il romanzo non è altro che la storia della ricerca difficile e disperata dei surypanta che sono stati rubati da un potente mago. L'intera narrazione ci informa delle varie peripezie che l' "eroe" deve sopportare per riappropriarsi ciò che è suo e in questo andamento non è difficile scorgere il canonico schema proppiano della fiaba. Siamo in grado infatti di individuare almeno sei delle trentuno unità fondamentali dello schema compositivo proppiano : 1. la situazione iniziale ( [i] ), 2. l'allontanamento (e), 3. la partenza ( ), 4. la presenza del donatore o aiutante magico (D), 5. la lotta (L), 6. la vittoria (V). La conclusione del romanzo non è però affidata alle canoniche funzioni del ritorno dell'eroe nella sua terra ( ) o delle nozze finali (N), ma andiamo per gradi.
Il recente romanzo di Acciai, Sempre ad est, è una narrazione affascinante che ci fa viaggiare attraverso terre intricate ed oscure, ricche di mistero e sulle quali domina la magia nera di un potente mago noto come il Raccoglitore. Per sfidare questo potente wizard che con le sue doti oscure è riuscito a rubare tutti i surypanta della zona ci vengono narrate le gesta di Hynreck che, più che un valoroso guerriero, ci viene presentato come un viandante sfortunato, inetto e particolarmente istintivo, "una di quelle persone che si arrabbiano due volte la seconda per essersi arrabbiati" (53). Nella sua vorticosa ricerca del suo surypanta Saj, Hynreck è accompagnato dal cavallo Frumgar che, diversamente da quanto ci si aspetterebbe, non è un cavallo parlante.
L'impresa particolarmente ardua prenderà una piega diversa nel momento in cui Hynreck incontrerà Sara, una ragazza che è stata appena depredata del suo esemplare di surypanta. L'iniziale divinazione del mago buono Sering e la conoscenza degli oracoli da parte di Sara permetterà alla coppia fortuita di trovare la fortezza dove risiede il potente mago Raccoglitore. Così Hynreck, Sara e Linda, un'altra donna che Hynreck inizialmente credeva implicata nel furto dei surypanta, si imbarcano su una grande nave diretta al piccolo porto di Ladymirail, dall'altra parte dell'oceano vivendo momenti di panico per le condizioni sfavorevoli del mare. Ma la storia non è aliena a colpi di scena: nella tormentata rotta in mare infatti Hynreck crede che il capitano sia il padre del ragazzino che ha precedentemente ucciso per legittima difesa. Così, nella notte i tre fuggono su di una scialuppa approdando all'isola di Falbroth.
L'isola ha una lunga storia alle spalle e si trova praticamente divisa in due parti che rispondono a due diverse dominazioni, ha due città-capoluogo, due porti, due popoli e la cosa curiosa è che ha anche una dimensione sotterranea, un mondo sommerso altrettanto vitale e attivo. L'altra parte dell'isola invece, che risponde alla città di Perio, si è sviluppata in maniera completamente opposta: ci sono dei palazzi molto alti come dei grattacieli che si stagliano verso l'alto, pensati per sopperire alla limitata superficie di quella metà dell'isola. Acciai è un maestro nel generare una sorta di spaesamento che deriva dal cambio improvviso degli spazi (città, bosco, osteria, nave, città sotterranea) e questo contribuisce ad accrescere un senso di claustrofobia che incrementa quella suspense che nella storia è sempre mantenuta. Dopo alterne vicende lo sfortunato trio riesce ad arrivare alla fortezza di metallo nella quale vive il mago Raccoglitore dove seguono una serie di duelli a spada. Inizialmente la sorte è sfavorevole a Hynreck che pure rimane ferito ma poi i tre riescono ad uccidere il potente mago e a mettere in salvo centinaia di surypanta, tra cui quelli loro.
Nella storia ci sono le premesse anche per la nascita di un amore che invece non si svilupperà e nell'epilogo del romanzo, Acciai sembra voler dare una nuova grande svolta alla storia parlandoci di navicelle spaziali e di colonizzazione della galassia, temi che non possono non farci pensare all'ampia produzione fantascientica di Asimov.
Se da una parte alcuni nomi dei protagonisti ci richiamano personaggi anglosassoni leggendari (Hynreck, Hykrion, Hydorn fanno pensare a Hygelac e a Hydg, rispettivamente re e regina dei Geati nel poema epico Beowulf) i nomi delle donne, Linda e Sara, richiamano invece direttamente un'origine tutta mediterranea. Gran parte dei toponimi sono anglicizzati pensati forse per darci l'idea di trovarci in territori leggendari scandinavi o tipicamente tolkieniani. Il toponimo di Gaweeck, città d'origine di Hynreck, fa pensare per assonanza a Gatwick, piccolissima città del Surrey e il nome di un importante aeroporto londinese. Il nome del cavallo, Frumgar, è un chiaro riferimento ad uno dei personaggi di Tolkien, quarto Lord di Éothéod, nipote di Forthwini mentre il mago Sering fa molto pensare a un druido, al simpatico e sbadato Merlino e addirittura al celeberrimo Albus Silente della saga di Harry Potter. In ciascun caso è un mago buono che fornisce all'eroe gli strumenti necessari per vincere e per guarirsi nei momenti in cui viene ferito.
Acciai fonde sapientemente in questo romanzo gesta epiche, fantasiosi scenari folklorici nordici, ed elementi chiaramente favolistici che creano un'atmosfera affascinante e curiosa, così com'è nell'avventuroso e asfittico viaggio per mare di Hynreck, Linda e Sara. Sono molti e improvvisi i momenti epifanici che contribuiscono a sostenere l'intere gesta narrate e a rendere questo viaggio intricato e pericoloso un percorso surreale ma che vorremmo non finisse mai. Un percorso tutto indirizzato verso est.

Lorenzo Spurio
30-04-2011
lorenzo.spurio@alice.it
www.blogletteratura.wordpress.com

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La metafora del giardino in letteratura
Lorenzo Spurio e Massimo Acciai
Faligi, 2011, www.faligi.eu


Il contenuto di questo libro si presta a letture di diverso tipo, come suggerisce Paolo Ragni nella sua interessante prefazione. E' un catalogo di giardini letterari, ma è anche una fresca passeggiata tra giardini pensili, orientali, in decadenza e giardini inquietanti. Spurio e Acciai con questo testo analizzano le varie simbologie di alcuni giardini che sono stati trattati in letteratura evidenziando come questo luogo non sia che uno dei più usati ed eterogenei topos di tutta la letteratura mondiale.

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Maria Gioia Spano, Qualcosa che non c'è, Serarcangeli Editore, Roma 1998, pp. 80

L'autrice nella Prefazione ci presenta la sua raccolta poetica come un diario di sentimenti, legato ad un periodo della sua vita, dal 1981 al 1997, in cui il protagonista assoluto è la quotidianità ed il modo di viverla. Momenti di vita vissuta con intensità, squarci di vedute, osservazioni del mondo circostante sono sigillate sul foglio, ma sembrano assumere una consistenza vitale, quasi in movimento…
In alcune poesie l'ambiente e l'emozione vissuta si amalgamano insieme creando un tutt'uno armonico, come in Descrizione di un sentimento: "mentre ancora la mia mente era persa nel mondo dei sogni, fuori il vento stravolgeva l'armonia del cielo", - ed ancora - "la Natura è lo specchio dei nostri sentimenti". La simbiosi con la natura prosegue in Impressioni notturne: "ero una farfalla dalle ali leggere che cavalcava le nuvole, affrontava i venti e sfidava piogge battenti". Il mondo circostante diventa protagonista anche per trasmettere stati d'animo dolorosi, "ma qualcuno ha rotto tutte le mie stelle di ghiaccio, dentro me solo cristalli frantumati niente più", in Qualcosa che non c'è. Emerge la volontà di mettere da parte il ricordo di una profonda sofferenza e le parole che l'autrice scrive al riguardo sono molto penetranti: "non credo che il tuo ricordo sia ancora qui nella mia mente… forse è scritto con lettere sottili sulle pagine di qualche altro diario mio", ma ancora una volta la natura ci mette in salvo, come emerge in La pace dell'anima: "la mia anima è come rapita da quest'incanto della natura".
Nel mondo delle emozioni non può mancare la nostalgia per il tempo passato, soprattutto per l'infanzia, come in Ricordi d'infanzia: "la musica malinconica e un po' stonata mi portò indietro nel tempo…" - e prosegue - "non ricordavo che quella bambola avesse capelli così biondi, né che la trottola fosse così colorata, né tantomeno che a Carnevale potessi aver indossato tale principesco vestito di seta…".
Poi la poetessa cambia registro, nelle liriche centrali del libro utilizza un tono più lento, quasi narrativo che diventa il filo conduttore di più componimenti come in Addio: "distrattamente penso a cosa dovrei fare per dimenticarti", in Qualche ora dopo: "potrò mai un giorno farti scomparire dalla mia mente che invano tenta di cancellarti?", in Pensarti: "smettere di pensarti e tentare di non scrivere sarebbe solo una futile illusione" - e ribadisce - "il passato mi guarda nostalgico, il presente mi mostra una foto, il futuro mi parla di situazioni analoghe". L'autrice prosegue il suo ragionamento: "ma dinanzi a me ora solo sconfinati prati, assomigliano piatti e monotoni alla mia vita di sempre", in Prati.
La scrittura continua a modularsi con gli stati d'animo, sembra assumere la forma dialogica: "c'è qualcuno che può aiutarmi? Nessuna voce, nessuna presenza, solo ghiaccio, silenzio mi stringe piano" mentre l'uso delle metafore rafforza l'espressione immaginativa: "l'auto viaggia veloce sulla strada asciutta e lineare, era sicura e stabile per ogni imprevisto. Quante volte, nella vita abbiamo trovato sorprese? Quante volte siamo andati fuori?" in Pensieri.
Inoltre il legame uomo-natura è ricorrente, diventa l'elemento chiave dello stile poetico di Maria Gloria Spano. Non si può non rimanere incantati dalla grandiosità del Creato infatti "gli uomini lasciano scorrere i propri pensieri e le proprie azioni semplicemente sul manto di essa" in Alla natura.
Ed ancora le memorie di viaggio raccolgono istanti trascorsi sia lieti che amari come emerge nelle poesie dedicate a Venezia, ben quattro. Nella prima l'architettura veneta è in primo piano; poi qualcosa cambia infatti l'autrice scrive: "Venezia è diversa oggi, trasfigurata dalla mia inesorabile tristezza". Ritorna un tono più sereno nel componimento del 1995: "al suono dei nostri passi sulla via", mentre si rafforza in Suggestioni d'ottobre a Venezia: "ancora una volta le nostre sensazioni ci colmavano i cuori di trepide emozioni". In Passeggiata a Firenze l'autrice scrive: "non ho più pensieri".
Maria Gioia Spano in sessanta poesie ci riporta indietro nel tempo, ci conduce per mano nei suoi ricordi, nelle sue emozioni, ci rende parti del suo mondo emozionale regalandoci dei momenti di profonda meditazione sul nostro "stare" nel mondo. La quotidianità prende forma e si "anima" per raccontarci il suo cammino…


Emanuela Ferrari


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Giuseppe Rensi, Il troppo, La scuola di Pitagora Editrice, Napoli 2010, pp. 16, (ISBN 978-88-6542-016-4)

Piccole gocce di saggezza sono contenute nelle pagine del breve saggio intitolato Il troppo, scritto da Giuseppe Rensi. Colui che ci ha fornito una "parola profondamente esatta" sul troppo - precisa l'autore - è Leopardi nello Zibaldone che appunto scrive: "il troppo o l'eccesso è il padre del nulla". L'eccedenza si traduce in modo irrimediabile nel suo opposto e ciò vale per le cose come per le persone. In questa dialettica rientra anche il poeta che "al colmo dell'entusiasmo, della passione, non è poeta, cioè non è in grado di poetare".
Il troppo si rispecchia anche nel mondo della cultura con "cumuli, ondate, cavalloni di sempre nuovi libri" che bussano alle nostre menti per entrare… A queste librerie voluminose l'autore contrappone le vecchie biblioteche familiari con pochi testi noti che riscuotevano un degno interesse. "Troppi libri - avvisa Rensi - troppo tutto", così la cultura produce come effetto l'annientamento di se stessa. Il rimedio a quanto esposto è nel "ritorno ad un'elementarietà di vita".

Emanuela Ferrari


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Roberto Mosi, "L'invasione degli storni", GazeboLibri
Firenze 2012, pagg. 44. Premessa di Giuseppe Panella

Il libro parte da uno spunto narrativo di Italo Calvino sul volo degli storni ("L'invasione degli storni", in Palomar, 1983):

"Nell'aria viola del tramonto egli guarda affiorare da una parte del cielo un pulviscolo minutissimo, una nuvola d'ali che volano. Si accorge che sono migliaia e migliaia: la cupola del cielo ne è invasa. Quella che fin qui gli era sembrata un'immensità tranquilla e vuota si rivela tutta percorsa da presenze rapidissime e leggere".

La nuova Raccolta segue i libri dell'autore "Nonluoghi" (2009) e "Luoghi del mito" (2010). E' una trilogia poetica che descrive un viaggio nel mondo degradato di oggi che parte dalla Valle dell'Inferno, legata al ricordo di Dino Campana, per proseguire nella Via del Purgatorio e raggiungere il Nuovo Cinema Paradiso.
Nell'Inferno della Valle, nell'Alto Mugello in provincia di Firenze, gli animali manifestano il loro tormento e perplessità riguardo al destino dell'uomo
così come Gabriella, musa ispiratrice e novella Beatrice, indica la via:
"La cornacchia sfoglia / le pagine, scuote la testa / mi spinge fuori dalla
valle. / La cascata sbarra il sentiero / l'acqua scende fragorosa. / Salto tra le onde, sui massi / in cerca della via d'uscita. / Scopro la grotta oltre il salto / dell'acqua, Gabriella mi porge / la mano: "Dopo la valle / scoprirai il tempo dell'Attesa""

Nella Valle dell'Inferno al posto dell'armonia, predominano i frantumi della civilizzazione presente che distrugge e inquina, per servire il puro prodotto del profitto. L'Inferno è il luogo nel quale tutto è mescolato e il puro è tratto nel gorgo dell'impuro:

"Congestione di rifiuti urbani / nelle discariche a cielo aperto, / i topi si tengono per la coda / fanno festa gabbiani in volo / gatti impigriti dal grasso. / Ogni rifiuto giunge alla meta / differenziato per contenitore, / la
Coscienza divide i rifiuti. / Umido organico: scarti / di cucina, erbe del prato. / Carta e cartone: giornali, / libri, fumetti, quaderni. / Plastica: bottiglie d'acqua, / involucri, piatti, sacchetti / Vetro: vasetti, brocche, / specchi, lampade, bicchieri. / Mondo virtuale: baci, amore, / passione, sentimento, emozione"

L'Inferno è il non luogo del consumo e della minaccia, della disarmonia tra la realtà sognata e il progetto globale che la nega in nome di una forsennata corsa al profitto.
Il Purgatorio è una Sala d'Attesa, il luogo della sofferenza, della ricerca di una guarigione che si fa aspettare infliggendo sofferenza e disagio a chi ne è la vittima:

"Nella Sala d'Attesa l'odore / dell'alcol, il battito del tamburo / la pelle secca della lingua. / Folla nella Sala d'Attesa / la porta aperta sul Reparto, / il gioco degli scacchi, / per pedine la vita e la morte. / Passi sulla sabbia tra miraggi / evanescenti, il Tumore / tesse il tempo dell'Attesa. / Il maglio colpisce la facciata / abbatte la parete di rosso / un boato invade l'ospedale. / Tra le gru e le escavatrici / sopravvive solo il Reparto"

Ed è nel Reparto che si consuma l'Attesa fatta di squallore, sofferenza, assenza; tra le sue mura ci si accinge a rinnovare la propria dimensione più profonda per essere di nuovo capaci di vivere e di giungere a quel Paradiso fatto d'illusioni e di felicità che è la Fabbrica dei Sogni. Nel Reparto incombe il Ragno che tesse la tela del destino, che scandisce il passare del tempo, che annota e trattiene i passi di chi vorrebbe fuggirne ma non può.
Chi ci riesce, infine, si slancia alla ricerca di qualcosa - Nuovo Cinema Paradiso - ed è "la materia di cui sono fatti i sogni":

"Suona la mia canzone, / Sam. Come a quel tempo". / Implora dallo schermo, / lo sguardo di Ingrid, vago il suo sorriso. / "Canta: As Time Goes By". / Ripeto le sue parole, / seguo Gabriella nel film. / Sono alle spalle di Bogart / sulla pista dell'aeroporto, / sento le parole dell'addio. // La mia mano non stringe / Gabriella, la poltrona è vuota"

"La vita è fatta d'illusioni e di sogni proiettati su un telone che s'illumina della gioia immensa dell'immedesimazione con l'altra faccia della Luna. Il Paradiso è perdersi in essa e ritrovarsi dall'altra parte. Mosi - il commento di Giuseppe Panella nella Introduzione al libro - prova a raccontarci com'è andato il suo viaggio dall'Inferno al Paradiso, dal mare dell'immondizia allo schermo translucido della coscienza: la sua poesia è tutta qui, resa immobile e, pur tuttavia, agitata dalla forza del desiderio di volare. Quando ci riesce, allora, si "illumina d'immenso".
Nella postfazione al libro è riportato un breve colloquio fra la cornacchia della Valle dell'Inferno e l'autore, sul senso del viaggio nell'altro mondo. La cornacchia chiede all'autore di tornare a trovarla nella Valle: " con un sacco di racconti, di storie di film, di versi. Il tuo è un viaggio alla ricerca della speranza e la speranza è contagiosa."

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Cassa integrazione guadagni… la mia è straordinaria di Antonio Capolongo
Narrativa - Saggistica
Arduino Sacco Editore
www.arduinosacco.it


Quarta di copertina

"A partire da domani lei è sospeso dal lavoro con ricorso alla cassa integrazione guadagni…" Così recitava la lettera che Marcello Marchesi ricevette da parte della sua azienda, una delle tante in crisi della martoriata provincia di Napoli. È in questo modo, crudo, che apprende che dovrà rimanere a casa, ma all'epoca non sa che lo dovrà fare esattamente per centoquattordici giorni. È da questo punto che si snodano due strade… due viaggi fatti nel segno della lotta pura, uno per rivendicare i propri diritti, l'altro per sconfiggere le proprie paure. Durante quest'ultimo incontrerà tanti personaggi che albergano nella sua memoria, essi lo accompagneranno fin dove le due strade si intersecano.
Nei due cammini, al suo fianco, vi è una presenza costante, la sua amatissima Sofia, una donna determinata, capace di conquistare "fortezze inespugnabili". Marcello e Sofia serbano un sogno nei loro cuori, vorrebbero sposarsi, vorrebbero una vita normale e… in nome di essa non si arrendono.

Antonio Capolongo è nato a San Paolo Bel Sito, in provincia di Napoli, nel 1968. Dopo la laurea in Economia e Commercio ed il lavoro in ambito aziendale scopre, nell'anno 2007, la passione per la scrittura. Nel 2011 pubblica il suo primo romanzo, Un incontro d'AmorE. È anche autore di poesie, presenti in diverse antologie poetiche. Nelle sue opere indaga l'animo umano. Le tematiche sociali trovano degna collocazione nel suo ultimo libro, Cassa integrazione guadagni… la mia è straordinaria.
I libri che accolgono le sue poesie:

- La fanciullezza vedo sorridere e danzare (Myricae. Collana di poesia contemporanea ispirata ai temi della poetica pascoliana), Editrice Zona - Arezzo;
- Castelli, magico mondo…, edito dal sito Budur info - Ariccia;
- Antologia Premio Laurentum 2010 - Roma;
- Il Mare, casa editrice Il Ginepro - Cagliari;
- Antologia Mario Dell'Arco 2011, Accademia G.G. Belli - Roma;
- Le Poesie di IoRacconto 2010, AssoPiù Editore - Firenze;
- Come un granello di sabbia, PensieriParole - Padova;
- I quasi adatti - Istituzione Biblioteche del Comune di Parma, edito da ilmiolibro it Gruppo Editoriale L'Espresso Spa - Roma;
- Oltre la parola - edito dal sito gliautori it - Torino;
- La giusta collera, Edizioni CFR - Piateda (SO);
- Poi, il silenzio (collana Poetry), Edizioni Montag - Tolentino (MC);
- Metropoli, Associazione "Infiniti sogni" - Grugliasco (TO);
- Pensier che innanzi a me sì spesso torni…, Il Basilisco - Genova;
- Ai propilei del cuore, Edizioni CFR - Piateda (SO);
- Per amore, Il Basilisco - Genova.


Editore: Arduino Sacco Editore
Data di pubblicazione: 2012
Pagine: 204
ISBN: 978-88-6354-600-2

Acquisto:
Il libro è reperibile sul sito della casa editrice (http://www.arduinosacco.it/product.php?id_product=784), sui siti web quali Deastore, Libreriauniversitaria e altri e richiedibile presso le librerie.

Estratto dal romanzo

Fino a quell'ora, a partire dalla mattina, mi trasmette il suo amore via etere, così come io faccio con lei…
È da quando si conoscono che Sofia e Marcello si sentono telefonicamente, quando possono distogliersi dal lavoro; ma in questo periodo, non essendo più lui occupato, Sofia vive con estrema sofferenza questo distacco quotidiano perché si aggiunge a quella che condivide con lui a causa della sua situazione attuale.
Sofia è una donna straordinaria, oltre ad avere una grazia suadente, ha una pervicacia senza pari. Grazie a questa sua determinatezza intellettuale, mi ha aiutato a dipanare l'intricatissima matassa.


Estratto dal romanzo

Per molti altri lavoratori l'entrata dello Stato, nell'amministrazione dell'azienda, ha significato la fine del rapporto lavorativo. Sono quei lavoratori che sottoscrivono un "contratto" molto diffuso nelle terre partenopee, quello in nero. Per loro non c'è stato scampo, falcidiati due volte, dapprima costretti a lavorare senza un regolare contratto, quindi senza diritti e senza serenità; in un secondo momento, paradossalmente, perdendo anche quel minimo che guadagnavano col sudore della fronte.
Fra tutti questi lavoratori sventurati, ebbi la fortuna di parlare spesso con Jamir Zeudith; ci incontravamo in mensa durante l'ora di pausa pranzo. A farci fare la reciproca conoscenza, fu la comune passione per i libri.
Jamir, trentatré anni, è proveniente dal Senegal, vive in Italia da circa dieci anni di cui gli ultimi tre passati a lavorare come operaio nell'azienda. Si è trasferito dal suo Paese natio con una laurea in chimica, dopo la morte della madre, il padre l'aveva perso all'età di quattordici anni. Da allora…

Estratto dal romanzo

Sono le due e quarantacinque del pomeriggio. La signora Giovanna Carenato si è da poco seduta, casualmente, alla mia scrivania. Ha in mano un libro, un romanzo che sta leggendo nell'attesa di ricevere nuove "disposizioni".
La signora Carenato è reduce da tre mesi di cassa integrazione. Anche per lei, nell'ambito della sua area di appartenenza, non è stato rispettato il famoso "accordo dei quindici giorni".
È stata destinata a fare l'archivio a partire dal lunedì seguente, è dentro ma si sente fuori poiché le è stato imposto di non occuparsi più del suo vecchio lavoro, nell'ufficio del personale.
Giovanna sta impiegando il tempo a leggere anche perché è in attesa del suo primo bimbo.
Ma negli ambienti di lavoro non sempre tutti sono solidali ed infatti, quel pomeriggio, qualcuno mal sopporta che lui debba lavorare mentre Giovanna se ne sta comodamente a leggere un libro.
Questo attento dipendente si incarica di avvertire il dottor Ossiero che, ancorché abbia indotto proprio lui la signora Carenato a impegnare quel tempo residuo a suo piacimento, chiamato in causa quale capo non può non dare dimostrazione del suo ruolo. Ascoltata la delazione del fido dipendente, il sovrano balza dalla sedia e, imprecando, si dirige verso quell'ufficio facendo ridondare la sua voce in tutto l'edificio. Giunto al cospetto di Giovanna le si scaglia contro, insulti, invettive, persino parolacce. La povera signora Carenato, allibita, tenta di dare spiegazioni ma il sovrano non vuole sentire ragioni e, in preda al delirio…

Estratto dal romanzo

Armati di buoni propositi e con l'auspicio di riportare l'azienda agli antichi livelli, ricominciamo.
Ovunque è fermento, dal magazzino all'ufficio risorse umane, dal CED all'ufficio marketing e così via di seguito, da parte a parte di questa grande azienda, corre l'energia che era stata sopita da tanti, troppi mesi…
Anche nella mia area - l'ufficio amministrazione, contabilità e finanza - si riparte di buona lena ma qualcosa, dopo i primi giorni, aleggia nell'aria. Il dispotismo arrogante del dottor Ossiero si appalesa.
In risposta ai suoi atteggiamenti nei miei confronti, mi sorpresi ad avere reazioni inusuali per il mio temperamento, tali da destare meraviglia nei miei colleghi i quali erano stati, nel tempo, testimoni della mia impulsività. La mia natura trovava il modo di contenersi, trovava la sua difesa, forse anticipando il ricorso alla resilienza cui la avrebbero chiamata nefande vicende future.

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Francesco Vico
Le avventure di Luchi e Striche
Tindari Edizioni
ISBN 9788896539545

E' un posto ben strano la Valle Bormida, una manciata di paesini sparpagliati tra i boschi con qua e là qualche mostruosità industriale, il mare è a pochi chilometri ma oltre la riga delle ultime Alpi ed i fiumi scorrono verso tutt'altra direzione per andare a buttarsi nel Tanaro e da lì nel Po. La Valle Bormida non è già più Riviera Ligure, e non è ancora Piemonte.
Qui sono ambientate le avventure di due giovani, Luchi e Striche: "Luchi (lato passeggero): alto, biondo, visibilmente cazzone, viso infantile. Una di quelle persone amabili e generose con cui però non vorresti avere mai a che fare perché, non si capisce bene il motivo, non appena lo vedi inizia a starti sulle palle. Ventitré anni. Striche (lato guidatore): morettino, con la faccia da culo, visibilmente incazzato, ma d'aspetto gradevole. Una di quelle persone con cui magari ti andrebbe di avere a che fare ma non puoi perché, non si capisce bene il motivo, non appena ti vede inizi a stargli sulle palle. Ventidue anni."
Tra birrerie, feste di paese, corse in macchina su strade tortuose, litigi con gente di fuori Valle (soprattutto della riviera), approcci con l'altro sesso particolarmente imbranati, i due eroi scopriranno che forse la vita meriterebbe di essere vissuta in maniera diversa, e continueranno a viverla esattamente come prima.
L'autore: Francesco Vico nasce nel 1982 a Savona, vive e lavora in Valle Bormida, scrive racconti, saggi, poesie, lettere anonime, liste della spesa e tutto quel che gli capita. Ha pubblicato su internet alcune raccolte di poesia (Natale, Alessio, i pupazzetti & altre storie, Tre cose sulla caccia, L'amore ai tempi del cavaliere), organizza happening poetici, cerca (senza risultati degni di nota) di dipingere, di recente si è sposato. Questo è il suo primo romanzo. La moglie ha dichiarato di non volerlo leggere fino alla pubblicazione, ciò potrebbe portare ad un precoce divorzio...
Per ulteriori informazioni: www.luchiestriche.blogspot.com

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Graffio d'alba
Lenio Vallati
Bastoni, 2011

Chi è davvero l'anonimo protagonista del romanzo di Lenio Vallati? Un folle? Un egoista? Un masochista? Un inetto? Un irresponsabile? Direi che è prima di tutto un essere umano, con tutte le sue debolezze e contraddizioni, in cerca di se stesso e di qualcosa che neanche lui sa bene. Un uomo in fuga da un se in cui non si riconosce più, una persona né buona né cattiva che si muove ai margini della società, nella cittadina periferica di Sesto Fiorentino - luogo che conosco abbastanza bene essendo a un quarto d'ora di macchina da casa mia. Un barbone volontario, una sorta di asceta moderno che, seguendo inconsapevolmente l'esempio dei grandi maestri indiani e paleocristiani, abbandona la comoda vita familiare, gli affetti più cari, per una vita precaria e miserabile in cui, all'improvviso, si rivela la bellezza in un particolare magari banale. Il graffio d'alba del titolo è il segno indelebile che la vita randagia lascia un mattino sul volto del nostro personaggio, trasformandolo. Certo, magari non tutti i lettori si affezioneranno a lui - in fondo ha causato consapevolmente dolore alla moglie e al figlio - ma il suo racconto ci coinvolgerà pagina dopo pagina fino al finale. Un libro ben scritto, con un linguaggio piano e chiaro, a volte poetico, che si legge bene tutto d'un fiato, in un'unica giornata.

Massimo Acciai

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Mapuche. Lo spirito del vulcano

di Maria Cristina Famiglietti


Nuovo, entusiasmante romanzo della scrittrice Karin Gelten Lipari, che si conferma, con questa nuova avventura sudamericana, un'artista capace di far sognare i lettori con storie semplici ma piene di suggestioni. Nell'ultimo romanzo, ''La bimba che visse due mondi'', ci aveva lasciati incantati con le descrizioni del suo Cile, percorso dai ricordi di una bambina che diventa donna e ci racconta i suoi ricordi e i suoi amori... Ora, rientra nella sua patria di origine per entrare nel vivo dei miti tradizionali, con un tocco femminile e romantico, ancora una volta incapace di tralasciare i sentimenti forti che fanno da struttura e cuore a questa nuova vicenda umana.
Araucania, fine 1800. Una famiglia cilena di origine spagnola diventa protagonista di questo imponente romanzo in cui terra, tradizioni, personaggi originalissimi e magia fanno da scenario a una storia da non perdere. Una protagonista che per amore e con amore attraversa gli anni del suo destino che la porterà a scelte importanti. Il finale, certamente in climax ascendente e pieno di tensione, lascerà il lettore a bocca aperta, e saprà infondere energia e voglia di leggere anche gli altri romanzi di questa autrice che ''non ha nulla da invidiare alla conterranea Isabel Allende'', come ho avuto modo di dire in una precedente recensione sull'autrice. (Maria Cristina Famiglietti).

Autore: Karin Gelten Lipari
Titolo: Mapuche. Lo spirito del vulcano
Editore: Reverdito
Anno di pubblicazione: 2012
prezzo: 13,80
pagine: 321

 
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