| Questa rubrica è aperta a chiunque voglia inviare testi poetici inediti, purché rispettino i più elementari principi morali e di decenza. Per ragioni di spazio non si pubblicano più di sei testi per autore (o meno se gli autori sono molti...). |
In questo numero testi di (in ordine alfabetico con link all'autore): Massimo Acciai, Maria Chiara, Andrea Cantucci, Lorenzo Carpentiero, Francesco Felici, Altèro Lupo, Miklós Rödzsjer, Sirius
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CANZONE D’AMORE IN 7 PARTI
Alta aspettativa
Alta aspettativa
emersione riuscita
le parti vanno insieme
soltanto vi direbbe che la vita che siete
la conduce
non crederete il segreto della vita
che tutti conoscono: gira l’alba verso il giorno
il giorno albeggiante
tiene il mondo nella palma della sua mano.
Punti di progresso che copriranno la terra.
Sta arrivando.
Lo sento.
Sguardo
Può essere?
Vedo
Ritento
Tocco
Sento.
Sono spiacente d’essere così
realizzo che cosa pensate dai vostri occhi,
i miei sensi sono sconosciuti.
Ora et labora
Verso il giorno
noi ancora non possiamo vedere
cosa ci attende fino alla luce mattutina
per svegliarci al dovere
svegliare dovere
svegliare dovere
svegliare
piangere in silenzio.
Ondulazione
Non cambieranno
mai
rimangono,
sensi sconosciuti
siedo in riva al fiume
le acque scivolano vicino,
l'ondulazione fluttua vicino
dal tempo in cui ho giudicato la mia vita
nelle notti e nei
giorni
mi sono reso conto che la mia vita era bugia
è passare vicino con molto più di un bacio.
Echi
Alito di timore
barrette diaboliche
librazione, linger
sono ciò che respiro.
Sightless, ciechi
non sono calma e freddo?
Cammino in basso da solo.
Sento l'eco dei miei passi.
Sono miei?
L’eco della vita.
Tende chiuse
Interferisca il
mio occhio
incarti il vento attraverso la via
tende chiuse
cuscini sleepy
la filettatura non
dia quella linea.
Perché forse?
La canzone dell'amore.
Perché forse?
La canzone sta dicendo soltanto
che le uniche risposte sono le chiamate della notte
che guardano quella bobina del gatto
del vicolo addomesticato
come il pensiero guasto
la fascia sta solo
giocando.
Ora il vento sembra freddo
sembra tutto vecchio mentre ridono
di timori antichi
come anatre con visioni d’amore
passato compaiono
nella sua faccia mentre gli dice di andare…
e così…
e così…
Salire una collina
Perché non salire
una collina
col pensiero di qualcuno che sa le stelle,
arrampicarsi con
accanimento
e col passare del tempo
slittare su verdi tappeti di buona terra.
Ieri domandai perché
cosa farei se potesse vedermi ora
dove sto andando
se potesse vedere il fiume dalla riva
con un sigh
e le cose che hanno fede.
Potreste credere questo:
la terra ha un buon odore dopo la pioggia.
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Mi hanno detto che ero morto da tempo
anche se non mi sembrava vero.
Mi hanno messo in fila con gli altri
e fatto andare da un medico all’altro.
Il mio certificato di morte
a firmare son stato costretto.
La mia tomba o dov’era il mio corpo
non mi hanno neanche mostrato.
Mi hanno scortato fino all’altro mondo
e sono entrato al di là esitando,
in mezzo a vortici di nebbia
sono andato al di là tremando.
Mi trovai in un giardino di pace
(mi trovai in un giardino silente)
popolato di lapidi in marmo
e di ombre di uomini morti.
Mi aggirai nel giardino in silenzio
(mi aggirai tra le lapidi in marmo)
e intravidi persone viventi
mescolate con quelle già morte.
Allora compresi di essere vivo
e ritornai al di qua della nebbia.
Allora compresi di essere sveglio
e di trovarmi nel mondo dei vivi.
A. Cantucci (1996)
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LA LUNA E GLI SPIRITI
Lo spirito del Coyote parlò alla Luna
e le chiese che cos’era.
La Luna non rispose.
Lo spirito della Lince osservò la Luna
per capire se era vera.
La Luna si nascose.
Lo spirito del Castoro rosicchiò la Luna
per sentire il suo sapore.
La Luna non si oppose.
Lo spirito del Bisonte ignorò la Luna
non sentendo il suo rumore.
La Luna non si offese.
Lo spirito della Volpe adulò la Luna
invidiando il suo chiarore.
La Luna ne sorrise.
Lo spirito di un uomo adorò la Luna
domandando il suo favore.
La Luna non comprese.
A. Cantucci (1996)
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Mi infilo un faro nel cervello
per rifugiarmici dentro;
abbandono la mia carcassa
di mattoni tra i mattoni
e mi trasformo in respiro oceanico
rumoreggiante e sparato verso l’alto,
in luce morbida densa
ed impastata della schiuma dei flutti.
Mi infilo un faro nel cervello
e vomito sul mondo,
mentre la luce rotante
a tratti m’illumina
il volto volante e glorioso
di salmanstro buio.
Francesco Felici
Pisa, 27 luglio 2003
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Bolgheri
I. Cipressi
Mi trema la mano
al cantar questi cipressi,
ma che ci posso fare
se d’un tratto, uno ad uno,
mi si sparan nelle vene
trasformando il sangue
in nettare furioso
e di mille brame amaro?
Cosmo sparato
in lunghezza senza fine.
Al mio avanzar prostrato
inghiottisco senza posa
oceani di affilate
frustate verseggianti
e sparate di vorace e feroce
lunghezza verde.
Altalenando tra le culle
dei dossi deliranti di pace,
odo nelle lontananza lunga e lunga
il fragore tumultuoso
dello spietato e fioreggiante
massacro di verseggiar maestoso,
che danzando sulle distanze
mi rianima d’attesa.
II. Aria
Questo cosmo crepitante
mi grida addosso poesia da ogni suo vicolo,
da ogni sua pietra, da ogni suo odore.
Barcollante di ebbrezza gioiosa
e in preda alla grandine furibonda
di stucchi variopinti verseggianti di sogno,
saltello impotente a destra e a manca,
acchiappando avidamente versi effimeri
e parole guizzanti in ogni dove.
Spalanco la bocca vorace,
ormai contorta di fattezze lupesche,
verso i colli verdi di verde schiumeggiante,
cercando invano di ingoiare le vallate
martellanti e crepitanti
di possenti stagioni d’ogni sorta,
di parole-parabole-foglie immense
che in me mille volte rinascono
senza mai veder la luce,
ma sento solo folate roventi di silenzio
turbinarmi nella mente ebbra di poesie lontane,
baratro altalenante dei miei versi invisibili.
III. Cimitero
Nel quadrangolo di morte
sulle croci trionfa la ruggine,
ma oltre l’oblio umano
quel suolo ancor sacro
si innalza e vive,
cosmo solenne
dove la furia verseggiante
s’assesta, s’interra e trova pace.
Fortezza di silenzio
da ogni parte assediata
da furenti roghi ululanti
di versi senza nome,
nei cui sepolcri umidi
la poesia placata rifioreggia
nell’infinito fuor dalle parole.
Stremato dalle verseggianti pene,
insinuo invano
il volto avido ed ebbro
tra le sbarre rugginose,
ma al poeta vivo e misero di carne
non spetta quella pace
umida e morbida di vene sepolcrali:
mi volto allor di scatto
e lancio un grido fioco,
un attimo, poi di nuovo mi son addosso
i versi senza nome per macellarmi
inebrianti del loro canto eterno.
Francesco Felici
Bolgheri/Pisa, 19-28 luglio 2003
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Quanto rompete…
il silenzio le idee
la capacità di essere diversa,
no,
non sono
come gli altri
ne ho assorbito
SOLO una piccola parte.
Grazie a Dio!
Sono IO.
Maria Chiara
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NON MI VERGOGNO
Es un pedazo
de alma
que se arranca
sin piedad.
Voglio
voglio
voglio,
no
no non mi vergogno
che non sia solo
un momento
non mi vergogno.
Maria Chiara
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DOLCE AMICO
La vita mia correva
senza riflettere.
Poi improvvisamente… tu.
E la mia storia
è cambiata,
dolce amico.
La strada è dura…
ma ci arriveremo alla fine,
insieme.
E lì saremo
tu, io e
Dio…
Maria Chiara
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UN PAIO DI SCARPE ROSSE
Voglio ballare con
James Dean,
guidare attraverso il
Texas
in una limousine
nera.
Voglio un pezzo
di paradiso
prima di
morire
voglio un paio
di scarpe rosse
con i
tacchi alti
che riflettano le luci
sulla ruota della fortuna…
Voglio tutto,
quello
quello che posso.
Maria Chiara
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DAREI
Darei tutto
quel che resta
dei sorrisi miei,
li farei scappare via,
dove splende il sole
che non scalda più
la mia rabbia darei…
gli occhi per guardare nell’oscurità
e per non cadere più…
vivrei.
Maria Chiara
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TRAMONTO
Scorcio di cielo…
sento di avere qui davanti
tutto il mondo…
di essere ovunque…
non ci sono limiti a
ciò che provo…
Un cielo azzurro arancio
come gli anni ormai trascorsi…
Con lui tramonta
un giorno di vita,
che forse
è servito a qualcosa,
con lui rinasce:
la speranza
di una gioia così semplice,
ma così immensa.
Vedi
basta poco…
se ti sembra "poco".
Maria Chiara
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Improvvisa
fiammata
di stelle in
Opache
vernici
di auto
Primavera
stritolata
Mangia
la pioggia
un mare
Che bolle
sospeso
nell' aria
Tartassano
ritmi vicini
Ci vede
saltare
in capogiri
Rinunciando
alla pagina
in gioco
Morde Ozono
tritura
Miraggio
avvoltoio
in soliloquio
Nell' afa
sorbire
un Martini
Dry
Lorenzo Carpentiero
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Giovanna, tu stasera un regalo
mi hai fatto, lungo e bello e sincero,
di questo amore posso esserne fiero,
ché Bacco, sì, il divino di vin scalo
mi ha solo aiutato per il calo
di quella tensione che mi bloccava,
or libero son infine, infatti scava
il mio amore libero 'a malo'.
Capelli lunghi, baci infiniti
abbracci indecifrabili, io, liti
idiote assieme a te non voglio fare,
desidero in cuore amare te,
nessun'altra, senza ma e se,
sei tu ormai la stella mia polare
II
In questa notte priva della luna
ci siamo abbracciati e baciati
non ci saremmo mai e poi mai lasciati,
se non per l'ora tarda. C'accomuna
la timidezza, ma il tuo sorriso
decisamente unico è di miele
perché è tutto da baciare, candele
nel buio i tuoi occhi sul mio viso.
"Tu ieri sera mi dicesti: "Trova
la stella tua polare, con lei prova
ad essere felice senza imbroglio"
Adesso io ti chiedo se tu vuoi
essere la mia stella: so che puoi"
Ridendo beato, dissi: "Sì, lo voglio"
III
Venere è quell'astro luminoso
che noi vediamo subito col tramonto
del sole, lì la vedi senz'affronto:
è bella, e fa un effetto assai gioioso
con le altre stelle, belle ma mai quanto
Venere quel bell'astro luminoso
che mia diventa triste e noioso
e che ora è nel mio grande manto,
affianco a me, uniti per le labbra,
tu, stella e pianeta color ambra
mi hai dato tanto affetto e calore,
e sai che non desidero altro che
passare il tempo solo assieme a te:
secondi poi minuti e infine ore...
IV
Non riesco a chiudere occhio questa notte,
m'hai detto prima che non stiamo insieme:
ricordo di ieri sera: son blasfeme
parole quelle d'ieri sera? Lotte
sfrenate compie il mio cuore contro
la mente la qual pensa cose brutte
sul tuo conto, invece il cuore tutte
le butta via, lontane dallo scontro.
Giovanna, vuoi sapere il vincitore?
Se è la mente fredda oppure il cuore?
Giovanna, per saperlo c'è un modo:
abbracciami e se il cuore batte forte,
eccolo il vincitore della morte,
oppur la mente al cuor strinse un nodo.
V
Possiedo delle Muse il dolce dono;
è vero, non suono neppur canto
non sono neanche, grazie a Dio, un santo,
possiedo di parole il dolce suono,
ma devo ammetterlo: scrivere sono
capace solo se ispirato bene
da una gentile Dama, nelle scene
di questa vita che nasconde il buono.
Che cosa pensi dei miei umili versi?
Che cosa pensi dei miei sguardi persi
a contemplare il tuo dolce viso?
Giovanna, le parole che escono
da queste mie labbra sentono
la voglia di star sul tuo sorriso.
VI
I miei versi leggi fino in fondo,
dal primo al quattordicesimo
e non mi dire sempre beata: no;
perché io so una cosa che nascondo:
tramite i miei versi, quel fecondo
ma non sfruttato campo pien d?idee
accoglie in sé di Poesia e Amor le dee
le quali creano sol per me un mondo
dove i miei sogni son realtà,
e l?illusione quotidiana va
lontano, verso un mondo parallelo;
e mentre tu starai assieme ad altri
magari riderai di me con scaltri
pensieri, eppur con te toccai il cielo.
Miklós Rödzsjer
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Da sempre
addio:
perché l'esplicito
è sempre
non più di un surrogato
delle nostre profondità.
Altèro Lupo
gennaio 1995
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Nuvole nell'aria
Son nuvole nell'aria le mie parole...
ben presto si disperderanno.
Sono soffi di vento i miei pensieri...
si sciolgono al sole.
Io stesso sto svanendo.
Nelle mie meni il Nulla.
Nè amore, nè amicizia ho trattenuto.
Ma, s'anche di cento, mille
carezze mi fossi coperto,
ugualmente, inevitabilmente solo,
sarei morto.
Sirius