Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl (2003)

 

 

di Massimiliano Chiamenti

 

 

Directed by:

Gore Verbinski

Top billed cast:

Johnny Depp

Orlando Bloom

Buena Vista Pictures

 

 

Questo è il titolo originale dato dal regista Gore Verbinski al suo film, tradotto in italiano con tutta un’altra espressione.

Un film da cassetta, certo, che segue tutte le convenzioni stilistiche del mainstream, eppure un film con uno spessore, con riferimenti storici e culturali non banali.

In questo film i pirati sono i buoni, e i colonialisti inglesi sono i cattivi. Tutto il romanticismo della vicenda sottolinea sempre questo dato: che la vita dei pirati è la libertà, mentre dall’altra parte c’è solo abuso.

La causa di tutti i mali (the curse) ha appunto a che fare con questo colonialismo che ha privato le popolazioni originarie dei Caraibi delle loro vite e delle loro proprietà, tra cui un tesoro vero e proprio di pendagli Aztechi d’oro con un teschio. La sottrazione di questo tesoro ha causato una "morte in vita" ai pirati, in effetti scheletri mostruosi incapaci di provare sensazioni e condannati a sopravvivere le ferite delle sciabole e dei fucili in eterno.

Ma l’aggravante al furto dell’oro consiste nell’ammutinamento dei pirati stessi al loro capitano, colpa che potrà essere lavata solo dal sangue dei discendenti del capitano stesso, nella fattispecie il criptopirata interpretato da Orlando Bloom che se la caverà illeso e avrà alla fine la bella della storia.

Peggiore del furto è dunque il tradimento, che, come a un certo punto il personaggio interpretato da Johnny Depp asserirà: "Il tradimento, l’ammutinamento, sono puniti nel più profondo dell’Inferno".

Le nozioni di Inferno, colpa, punizione, maledizione, opposizione giorno/notte sono parte integrante di vasti settori della cultura occidentale, ma la specificazione del "nel più profondo" Inferno rimanda in modo inequivocabile, diretto e sicuro a Dante, e solo a Dante.

Se infatti si osservano gli affreschi delle chiese italiane dipinti prima che Dante scrivesse e facesse circolare il suo Inferno (1304-1310 circa) si vede che l’Inferno è immaginato come un luogo oscuro, indifferenziato, in cui nel più totale chaos Satana divora e tortura i dannati. Dopo che i pittori hanno letto l’Inferno, il regno sotterraneo diventa invece nelle raffigurazioni ben organizzato, ripartito in categorie di peccatori con indicazioni precise riguardo alla loro colpa.

Più esattamente, Dante immagina l’Inferno come diviso in 9 cerchi, con gravità crescente man mano che si scende, e colloca al nono e infimo livello proprio i traditori: della famiglia, della patria, degli ospiti, di Dio. Nella storia raccontata dal film The Pirates of the Caribbean la comunità dei pirati è implicitamente equiparata alla società istituzionale, esiste difatti un codice anche entro l’organizzazione corsara (il cosiddetto parler), per cui il tradimento del capitano merita una curse che porta nel più profondo Inferno.

Non è questa la prima volta che negli ultimissimi anni Holliwood ha preso in prestito idee da Dante, e basta pensare a film di largo successo, con facili scene raccapriccianti, e tuttavia di raffinata sceneggiatura come Seven e Hannibal.

Il cinema, definito da alcuni "l’oppio dei popoli", ha proprio questo carattere: di far rivivere in un modo soprendentemente nuovo antichi miti e matrici culturali apparentemente remote o "altre".

Inoltre: è un film divertente.